Bolzano e la questione territoriale nel mondo del gioco

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Bisogna considerare che la “questione territoriale” nel mondo del gioco d’azzardo, non nel mondo dei casino online, si trascina da così tanto tempo che quasi non ci si ricorda più “come è iniziata questa storia”. E, visto e considerato che ancora oggi non la si affronta come si dovrebbe, anche perché si tratta di fenomeno radicato ormai nel tempo, almeno si spera che la Provincia di Bolzano faccia qualcosa per venire a capo della “sua questione territoriale” come suggerisce il Consiglio di Stato, e neppur tanto velatamente. Si sa che questa Provincia è stata la prima ad opporsi al gioco pubblico e la prima a mettersi per traverso per impedire che questo fenomeno si espandesse sul territorio bolzanino: e questo è stato fatto estremamente bene da parte di quella Amministrazione, considerando che quasi tutto il gioco lecito è stato espulso dal territorio, procurando la nascita, però, di un gioco “alternativo” che non si avrebbe voluto assolutamente vedere. Infatti, purtroppo, i totem sono comparsi e proliferati a vista d’occhio: quindi a Bolzano, indipendentemente dal volere della sua Amministrazione, fermo e risoluto, si gioca e sembra che non si consideri, a questo punto, se legalmente o meno.

Ecco il motivo per cui si vuole riferire delle ordinanze del Consiglio di Stato che hanno sospeso le chiusure delle sale da gioco di Bolzano, cosa che consente alle aziende di quel comparto che sono attive sul territorio bolzanino “di continuare ad esercitare le funzioni pubblicistiche loro ascritte senza ricorrere a licenziamenti, almeno per il 2019. La fase di merito dovrebbe svolgersi entro l’anno ed a seguire dovrebbe intervenire la relativa pronuncia”. A seguito di tale sospensione da parte del Consiglio di Stato, ne discende che si “mettono in salvo” le sale destinatarie dei provvedimenti espulsivi, mentre risulta cancellata dal territorio di Bolzano, la quasi totalità delle realtà appartenenti agli esercizi che detenevano in locazione nei bar le “Vlt” Spariranno dal territorio anche gli apparecchi di gioco e delle scommesse ospitati nei tabaccai che, fra l’altro, hanno instaurato contenziosi davanti al Tar di Bolzano che non ha però riconosciuto la sussistenza dei presupposti per la sospensione delle chiusure.

Questi contenziosi potrebbero attendere, per la loro discussione, l’esito del giudizio di revocazione, laddove si condivida che la quasi totalità dei tabaccai della Provincia di Bolzano è ormai assodato che si trovino in località interdette dai famigerati distanziometri e si riconosca agli stessi tabaccai l’oggettiva impossibilità di spostamento. La Provincia ed il gioco, quindi, continuano a essere testimoni di un “tira e molla senza fine”, ricorsi e contro-ricorsi, tante spese nel “nulla giuridico-amministrativo”, tanto tempo sprecato e tante attività assolutamente in bilico che non sanno al momento quale sarà il proprio futuro, sia commerciale che personale: infatti, bisogna considerare gli investimenti che sono stati effettuati dai vari operatori per aprire queste attività con il business del gioco pubblico. Ed è proprio per questa grande confusione, e per così tanta incertezza, che si potrebbe pensare che la Provincia di Bolzano si prenda in carico la “sua questione territoriale” e cerchi di risolverla. Almeno in quel territorio vi sarà chiarezza, aspettando che questo succeda anche nel resto dell’italico Paese.

L’esempio di altre Regioni che, “personalmente” hanno fatto passi indietro relativamente alle norme restrittive che erano state messe in campo, potrebbe essere di aiuto per la Provincia di Bolzano che si renderebbe così responsabile di sanare una situazione che non ha più sbocchi, se non proprio quello di risolvere questa problematica territoriale che si trascina da troppo tempo e con “tanti feriti”. Onestamente, oggi con l’esperienza acquisita in tanti mesi dalle varie Amministrazioni, con i pareri dell’Eurispes e dell’Istituto Superiore di Sanità, del Consiglio di Stato e persino con una relazione della Corte dei Conti si è arrivati alla considerazione che non si passa attraverso l’applicazione dei distanziometri e delle fasce orarie di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento per tutelare il giocatore problematico o quella compulsivo e neppure si sono dimostrati strumenti utili per la prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo.

Quindi non rimane che percorrere la strada della autentica riduzione degli apparecchi di gioco, ma in modo equo e razionale, e proporre l’offerta pubblica in modo che tale offerta sia più che qualificata. Solo in questo modo, ed unendo il tutto alla informazione ed alla cultura del gioco, si potranno ottenere i risultati di tutela dei cittadini-giocatori e dei vari territori e non solo quello della Provincia di Bolzano, ovviamente! Ma, come si sa per esperienza, quel territorio è stato il più ostico nei confronti del gioco d’azzardo e quello che si è proprio opposto in modo totale a questo fenomeno, sin dall’inizio mettendo in atto tutte le norme possibili, che in quel momento sembravano le più giuste ed appropriate: ma che poi, come ci si sta rendendo conto proprio in questi momenti, appropriate ed efficaci non sono risultate. Può essere, quindi, che Bolzano come è stata l’apripista per il “no azzardo” potrebbe essere una sorta di apripista per la “sua questione territoriale”.

O quanto meno, se proprio non apripista, che dimostri la serenità intellettuale di ammettere che si era “tirata troppo la corda” e che sarebbe giusto fermarsi un attimo a riflettere sulla situazione ludica, sulle imprese di gioco che hanno investito finanziariamente, sui dipendenti di queste ultime e, di conseguenza, fare un lungo passo indietro per avere un territorio “non solo contro”, ma con un gioco sostenibile. Sarebbe utopia, controsenso, paradosso? O semplicemente razionalità ed apertura. Tutto da verificare, ma si è certi che non solo la Provincia di Bolzano dovrebbe fare un profondo esame di coscienza, anche altri territori che si sono dimostrati particolarmente incattiviti con il mondo del gioco d’azzardo (pubblico): forse, per quello che il settore è riuscito a fare per l’economia del Paese, riversando tantissime risorse nelle casse dell’Erario e per l’occupazione di tanti dipendenti, il gioco meriterebbe senza ombra di dubbio di avere una chance (secondo noi, ovviamente) : a meno che non si voglia negargli anche i risultati positivi raggiunti e sui quali ci hanno guadagnato in tanti, ed ovviamente non solo il gioco.

Luglio 21, 2019: •
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