Attorno al gioco d’azzardo serve dell’ottimismo

ottimismo intorno al gioco azzardo

Tante persone, anche se non esattamente quelle che lavorano in modo diretto con il gioco d’azzardo e con i casino migliori, ma soltanto coloro che amano il gioco per ciò che rappresenta, divertimento ed intrattenimento, attendono sempre con ansia piacevole il periodo in cui si manifesta annualmente ICE a Londra, evento in assoluto diventato ormai un richiamo internazionale irrinunciabile. Infatti, la Fiera di Londra rappresenta fonte infinita di suggerimenti, esperienza sulle nuove tecnologie e sull’innovazione, confronto con tanti prodotti nuovi che animeranno il prossimo mercato del gioco: senza contare le conseguenti disquisizioni e riflessioni sulle esperienze acquisite da Gruppi importanti economicamente che possono, senza dubbio, trasmettere qualche loro nuova idea circa il futuro del gioco, sia terrestre che online. Ed evento, quindi, sempre pieno di attrattive, alquanto sfavillante e che lascia ben sperare in una prossima grande apertura del mondo dei giochi a livello globale. Sicuramente, il settore ludico ha passato momenti migliori, ma potrebbe anche essere che, a venire, si possano intravedere momenti altrettanto interessanti sia da un punto di vista tecnologico che da quello economico.

Il che sicuramente non guasterebbe nel modo più assoluto e scalderebbe il cuore di tantissimi operatori che, almeno nel nostro Paese, si vogliono ancora cimentare con il business del gioco. Ma, ad oggi, nello scenario del gioco italiano purtroppo, e dispiace veramente sottolinearlo, esiste ancora lo “spauracchio” del Movimento Cinque Stelle nel Governo che di spazio a questo settore non ha assolutamente intenzione di darne, anzi! Servirebbe un forte cambio politico affinché si possa palesare qualche minima speranza di un cambiamento nel gioco: è del tutto evidente che senza input da parte dello Stato centrale anche nell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non si respiri “aria nuova”. E proprio questo preciso discorso, in ICE, è stato evidenziato da Egla, concessionario importante del gioco d’azzardo online, che si esprime con estrema lucidità e, forse, a volerla intravedere, persino con una punta di ottimismo che fa percepire, almeno allo stesso rappresentante di questo concessionario, il bicchiere mezzo pieno rivolto al futuro del gioco: altri operatori, invece, hanno una ben diversa “visione di questo benedetto bicchiere”.

Ma ogni testa è un piccolo mondo, come “ci piace” a volte sottolineare, e quindi bisogna rispettare ogni punto di vista. Ciò su cui sembrano puntare alcuni rappresentanti dell’italico gioco è la speranza di un ridimensionamento politico nel Governo del M5S: basterebbe forse questo per arrivare ad una apertura sui temi attuali della liquidità condivisa per il poker online, per esempio. Sicuramente, con un ribaltamento della politica, potrebbe esserci senz’altro un’apertura per il gioco pubblico e, magari, si riuscirebbe a trovare più ragionevolezza nell’affrontare le esigenze del gioco: si arriverebbe persino a parlarne (politicamente) cosa che già potrebbe rappresentare un passo in avanti. Ma di ribaltone, ad oggi, nel nostro Paese non se ne parla né compiutamente né ragionevolmente: esiste, solo, il sentore che potrebbe realizzarsi. In ogni caso, e seppur nell’assoluta incertezza che imperversa nel mondo dei giochi, e nonostante tale dubbiosa situazione non sia appetibile, esistono ancora società che credono nel business del gioco pubblico, comprese le scommesse online, e di poterlo sviluppare, anche se le norme del mercato italico sono alquanto restrittive e difficoltose nella loro applicazione.

A questi “operatori coraggiosi” appaiono, oppure le vogliono proprio vedere poiché credono nel gioco, parecchie e variegate opportunità che potrebbero essere seguite anche con successo. Si sta parlando per questo del rapporto sempre più in crescita tra chi opera online e chi opera in terrestre: è nata, infatti, quasi inconsciamente una collaborazione per sfruttare i canali che sono rimasti aperti dopo la messa in campo delle svariate normative, assolutamente penalizzanti, che hanno veramente infierito sul mercato, riducendolo enormemente. É evidente che la combinazione tra online e mercato fisico, nelle diverse forme che sono attualmente disponibili, rimane un’opportunità da non farsi scappare e da sfruttare sino in fondo. Invece, chi è negativo in partenza esclude che vi siano speranze da riporre per una revisione della normativa che esiste oggi e che un cambio di Governo potrebbe accollarsi.

Da parte di costoro si vede soltanto la possibilità di affrontare la strada giudiziale che potrebbe forse risolvere quegli eventuali errori emessi, purtroppo, “a piene mani” dal Regolatore nell’emissione del divieto: ma se non esiste un minimo di speranza di eventuali cambiamenti senza ricorrere ai Giudici, come si fa ad andare avanti e studiare qualche strategia? Le strade per questa parte così “negativa” del gioco appaiono irrimediabilmente sbarrate. Ma il nuovo bando per le concessioni online aprirà qualche possibilità, oltre ad una ulteriore ed inevitabile concorrenza, difficile anche da contrastare? Oppure, la presenza del noto divieto di pubblicità ai giochi gratis, unico strumento utile per farsi conoscere proprio dalle new entry sul mercato del gioco online, rappresenta un vero e proprio handicap? É indubbio che questo divieto assoluto sta creando enormi difficoltà, anche se ancora dati certi non ne sono stati raccolti, ma che si possono in ogni caso intuire.

Le nuove concessioni, ovviamente, sono arrivate in ritardo e, considerato quello che si è detto nelle righe precedenti, devono sottostare al divieto della pubblicità. Ciò è un’enorme discriminante per i nuovi operatori che le hanno pagato, incluse le relative tasse, ma che di fatto non possono comunicare ai possibili futuri clienti la propria presenza sul mercato. É persino troppo evidente aggiungere che tale divieto rappresenta una “spada di Damocle” sulla testa dei nuovi operatori e si vocifera che qualcuno ricorrerà alle vie legali per essere risarcito degli esborsi effettuati a fronte di quelle concessioni che possono risultare “quasi inutilizzabili”. Chissà dove aveva la testa il Regolatore quando ha emesso il divieto della pubblicità ed il bando per le nuove concessioni: avrebbe dovuto essere a conoscenza, od almeno si spera, che queste ultime non avrebbero potuto essere pubblicizzate. E già questo sarebbe tragico. Ma peggio ancora sarebbe se lo stesso Regolatore non ci avesse proprio pensato: sarebbe come ricordare, e “ci piace” farlo, che l’incauto operatore è costretto a subire “oltre il danno anche la beffa”.

Febbraio 25, 2020: •
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