Ancora nessun dialogo tra istituzioni ed operatori di Gioco

nessun dialogo istituzioni e gioco

Si continua a parlare di gioco d’azzardo, delle sue derive, del modo di affrontarle e degli strumenti che sino ad ora si sono impiegati per contrastare lo sviluppo del suo abuso: ma tutto rimane circoscritto ad un discorso che intercorre tra il mondo dello stesso gioco, le associazioni che ne tutelano le imprese e l’opinione pubblica: ma non si riesce ad imbastire un seppur minimo rapporto, o meglio un dialogo di confronto diretto, con le istituzioni che ogni volta che vengono sollecitate per un qualsivoglia incontro, “scivolano via” come se proprio non volessero si concretizzasse nulla di simile. Eppure, le problematiche che attanagliano tutta la filiera del gioco pubblico sono evidenti e non lasciano più spazio alla possibilità di essere procrastinate ulteriormente: ne va del futuro della vita commerciale del settore ludico ed il suo crollo (devastante) sembra proprio vicino, anche se sicuramente non è ciò che desiderano gli addetti ai lavori.

Ma le ultime tassazioni, da quelle discese dall’emissione del Decreto Dignità, a quelle della Manovra ed, infine, a quelle del Decretone, che si è occupato del Reddito di Cittadinanza e Quota 100, hanno trascinato il settore ludico, quasi in tutti i suoi comparti, in un momento di pericoloso stand-by che non fa presagire nulla di buono. Tante piccole e medie imprese chiudono, tanti licenziamenti sono in previsione quando non sono stati già effettuati ed ancora Leggi sul Gioco sempre più restrittive: questo è il palcoscenico sul quale deve muoversi il gioco pubblico, e sul quale però non sale mai il protagonista principale di “questo spettacolo”: il Governo centrale che continua a sfuggire al confronto con il settore, ma dove continua invece a “raggranellarne le risorse” per poter far fronte alle proprie promesse pre-elettorali, trovando ogni escamotage possibile per poter aumentare la tassazione alle imprese ludiche ed ai suoi operatori.

Si stanno muovendo in ogni Regione, invece, le associazioni che tutelano le aziende di gioco, cercando di aprire dialoghi a tutela particolarmente dei lavoratori del gioco pubblico che rischiano il proprio posto di lavoro a seguito, come già accennato, delle continue restrizioni che vengono studiate e messe in campo dalle varie Amministrazioni regionali o comunali. La mancanza di una normativa a livello nazionale che è stata più volte annunciata e contenuta nel Decreto Dignità e prevista in una tempistica di un semestre, ma della quale “non si vede neppure l’ombra” e nonostante le intese sancite dall’accordo della Conferenza Unificata del 2017, fa continuamente assistere veramente con incredulità al continuo legiferare “in ordine sparso e scomposto” da parte di alcune Regioni di leggi in materia di contrasto al gioco problematico. Questo avviene sempre con provvedimenti capestro il cui effetto è quello di provocare ricadute tragiche sull’economia della terza industria italiana.

Particolarmente, l’associazione nazionale Sapar si sta muovendo in Campania dove il Consiglio Regionale ha approvato una mozione che impegna lo stesso Consiglio ad approvare una Legge Regionale a contrasto del gioco d’azzardo ed anche la Giunta ad attivare l’Osservatorio già previsto dalle norme esistenti: senza dimenticare di sottolineare che la Regione Campania si era vista bloccare dal Governo nazionale la quota di riparto del fondo per contrastare il gioco patologico. Tra le misure previste da questo impegno, ovviamente, spiccano l’introduzione del distanziometro dai cosiddetti luoghi sensibili e la rimodulazione degli orari delle sale da gioco: ma tali provvedimenti, come è emerso più volte da studi e ricerche effettuati da istituti di un certo pregio, non sono né utili né propositivi per arrivare a contrastare effettivamente il fenomeno del gioco problematico, né tanto meno la ludopatia. Entrambi situazioni che caso mai questi strumenti vanno ad “accentuare” nella loro negatività nonché la progressiva espulsione del gioco legale che va nettamente a favore di quello che non lo è, gestito oltretutto dalla criminalità organizzata.

Se si vuole parlare ancora del rapporto tra mondo del gioco ed istituzioni ed, in modo particolare, in queste righe del rapporto gioco pubblico e Regione Campania bisogna sottolineare che anche in questo territorio non si tiene assolutamente conto dello sviluppo tecnologico del gioco online, in grado di superare naturalmente qualsiasi distanziometro e qualsiasi luogo sensibile come qualsivoglia orario. L’online, compresi i migliori casino online italiani legali, è usufruibile, sempre e comunque, da ogni posto l’utente voglia approfittarne, per 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Quindi? Di che cosa si sta parlando per ciò che riguarda il contrasto al gioco problematico? Anche qui, di conseguenza, le istituzioni decentralizzate dimostrano di non essere all’altezza della situazione e di fare proprie decisioni che come obbiettivo o risultato avranno solo quello di porsi di traverso al percorso commerciale delle attività ludiche, o di far chiudere aziende piccole o medie, e di mettere “in mezzo alla strada”, come si ripete già da tantissimo tempo, tantii dipendenti del settore dei giochi.

A questo punto, bisognerebbe proprio dire anche che chi frequenta il settore ludico non è certamente un “privilegiato”, cosa forse che si poteva dire sino a qualche anno fa, dove le professioni che attengono il mondo del gioco d’azzardo erano ben retribuite ed i lavoratori “ricercati” per la loro particolare esperienza. Oggi, quegli stessi lavoratori rischiano veramente parecchio e questo perché l’Esecutivo Giallo-Verde, prima non mantiene le proprie promesse di voler riordinare tutti i segmenti del gioco pubblico e questo mette in “difficoltà di vita (commerciale)” le imprese che di gioco vivono e, poi, non vuole rendersi conto delle esigenze di questo particolare settore lavorativo. Ma i lavoratori del gioco, ed il Governo dovrebbe chiaramente ben saperlo sopratutto chi si occupa dell’occupazione e dello sviluppo, sembrano non essere uguali a tutti gli altri lavoratori e dipendenti: vengono trattati in modo assolutamente diverso, ignorati i loro interessi, i loro guadagni, il loro futuro. Ma tutto questo non dovrebbe essere garantito dalla Costituzione? Ma forse quell’articolo vale per tutti i cittadini “mortali”, tranne quelli che sono impegnati nel mondo del gioco pubblico e riservato a che agisce per concessione rilasciata dallo Stato… cos’altro aggiungere?

Aprile 22, 2019: •
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