Ancora discussioni sulle riaperture dei giochi d’azzardo legali

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Che nonostante la tregua pandemica ci si ritrovi ancora a discutere, dopo tre mesi di lockdown, se sia giusto o meno riaprire il gioco pubblico, i siti casino legali italiani e le sue imprese, resta veramente un mistero. Infatti, recentemente, si è parlato a lungo dell’importanza economica del settore, dell’occupazione che riesce ad impiegare, e di quanto sia importante la sua presenza sull’italico territorio come baluardo della legalità. In questi giorni, però, dopo la possibilità data al settore di riaprire i battenti, ci si trova a confrontarsi nuovamente con coloro che vorrebbero cogliere l’occasione dell’emergenza sanitaria, e delle tante riflessioni che questa ha portato alle istituzioni, per “togliere di mezzo il settore” una volta per tutte. E ciò oltre che sbalorditivo in senso assoluto impone anche una domanda implicita: “Ma dove troverà poi il Governo centrale gli introiti che il mondo del gioco riversa annualmente nelle casse erariali”? E, sopratutto, come farà lo stesso Esecutivo a sopperire alla mancanza di circa 750 milioni di euro mensili che sono andati persi per la chiusura prolungata delle attività ludiche?

Di certo coloro che “ci piace” chiamare “franchi tiratori” o cecchini, che si preoccupano di uccidere il gioco pubblico, sapranno rispondere: ma “ci piacerebbe” conoscere tale risposta, perché per chi scrive rimane veramente un “mistero buffo” (se si vuole scherzare). Anche se le associazioni che tutelano le imprese di gioco sono sempre impegnate per far conoscere alle istituzioni quali siano le problematiche vere che la chiusura delle attività ludiche inevitabilmente sta provocando, si trovano Governatori che “tentennano” ancora e che non sono sicuri che il gioco possa riaprire, forse non ritenendolo all’altezza di poter garantire la sicurezza per la salute sia dei dipendenti che dell’utenza. Governatori che cambiano idea “ad ogni piè sospinto” e che continuano a “saltellare” tra giusto aprire il gioco d’azzardo oppure no, mentre la medesima industria continua a fare i conti con questa voglia di destabilizzare il settore e mettere l’occupazione di tantissimi lavoratori a serio rischio.

Non si comprende davvero come si possa ancora oggi, dopo che il Governo centrale ha dato il suo via libera al gioco, avere dubbi ed incertezze sulla ripartenza di questa parte dell’economia nazionale che ha dimostrato per tanto tempo di procurare risorse importanti e che ha sempre rappresentato una colonna portante per il nostro Paese. Nonostante questi “pregressi”, oggi c’è chi continua a sostenere, sotterraneamente, che il mondo del gioco non dovrebbe riaprire e sempre con la solita “storiella” che è immorale e che va eliminato da tutto il territorio. Questo, purtroppo, è stato per lungo tempo il ritornello del Movimento Cinque Stelle e ciò che ancora oggi si continua a ripetere se non in forma palese, perché ormai il Movimento fa parte dell’Esecutivo e, quindi, giocoforza è diventato più guardingo nell’esprimersi, ma sicuramente non nell’operare “sotto traccia”. E mentre si continua l’opera di disfacimento della filiera del gioco e delle scommesse online, le aziende chiudono oppure non possono riaprire.

Non sono state sostenute economicamente durante il lockdown e gli impegni finanziari che si richiedono per adeguarsi ai protocolli sono troppo impegnativi per quelle aziende che sono rimaste ostinatamente chiuse per novanta giorni. Ora, dopo qualche giorno di riapertura sul mercato del gioco, le imprese si stanno guardando attorno per vedere come sarà il fare della nuova utenza, cosa si devono aspettare dai giocatori che si trovano il gioco pubblico aperto, seppur con tutte le novità organizzative cui tutte le strutture commerciali sono obbligate ad adeguarsi. In effetti, gli amatori del gioco si trovano di fronte ad un gioco nuovo, strutturato con regole ed impostazioni ben diverse da quel prorompente senso di libertà e leggerezza che pre-Coronavirus si percepiva entrando in una sala giochi. Ci vorrà tempo affinché i giocatori si adeguino a queste nuove impostazioni: in fondo, come detto più volte, tutti noi stiamo affrontando un nuovo modo di vivere, di fare la spesa, di divertirci, di andare al mare.

Tutto questo non può essere assorbito nel breve perché è quasi un cambio radicale: però, se si è riusciti a sopportare il restare chiusi in casa per tanti giorni, vedere la nostra vita quotidiana cambiare, superando ostacoli pratici ed economici che sembravano all’inizio insormontabili, è evidente che ci si abituerà anche a divertirsi in modo diverso, anche se potrà apparire in parte condizionante. Ma ormai questo “condizionamento” dovrà far parte in futuro della nostra vita, poiché sia il distanziamento personale, che mascherine e guanti ci accompagneranno per tutelare la salute di tutti: e di questo prima se ne prenderà atto coscienziosamente meglio si vivrà. Di certo, è un cambio nei modi di affrontare la vita di tutti i giorni e, quindi, coinvolge anche il momento di relax che si vuole ricercare nel gioco, nella spensieratezza, nella leggerezza. Ma considerando anche tutto questo, il timore di quello che abbiamo passato, e che si potrebbe ripresentare qualora non stessimo tutti più che attenti, perché si vuole togliere la possibilità di avere a disposizione l’intrattenimento del gioco?

A chi giova che il gioco pubblico non ci sia più sul territorio? Allo Stato centrale sicuramente no, perché gli verrebbero a mancare risorse importanti sulle quali ha sempre contato per far quadrare i propri bilanci, al commercio no perché gli utenti del gioco sono tanti e sicuramente la stragrande maggioranza lo vive con leggerezza e non lasciandosi certo coinvolgere da derive di dipendenza, agli Enti Locali no perché in ogni caso ci guadagnano: ma allora perché esistono questi benedetti “franchi tiratori” che non hanno neppure il coraggio di mostrarsi chiaramente ma lavorano in modo tale da rendere quasi impossibile per il gioco riaffacciarsi sul mercato? E che dire, infine, della legalità che il gioco pubblico rappresenta e che dovrebbe essere un baluardo essenziale per tenere il territorio lontano ed indenne dalle operazioni criminali illecite che mettono sul mercato il gioco illegale? Neppure questo ultimo ed importante argomento “frena i franchi tiratori”: ma allora a chi dà realmente fastidio il gioco, le sue imprese ed i suoi lavoratori?

Giugno 30, 2020: •
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