5000 imprese di gioco d’azzardo a rischio chiusura

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Sembrerebbe sempre più concreta l’ipotesi che l’ultimo aumento della tassazione sul gioco pubblico, ed anche sui siti migliori di casino, andrà ad incidere in modo prepotente sull’esistenza di migliaia di piccole e medie imprese che saranno costrette a chiudere, portandosi con sè una percentuale pari all’1% del PIL e mettendo a rischio gli importi che l’Esecutivo Giallo-Rosso ha messo nero su bianco per il bilancio statale. E senza contare le innumerevoli risorse che verranno licenziate per questa disastrata situazione alle quali va il nostro pensiero. Ma possibile che questo non sia stato considerato allorquando le nostre menti politiche hanno pensato di attuare il decimo aumento, in sei anni, della tassazione sul gioco? Sembrerebbe impossibile: quello che sicuramente è certo è che la politica quando “deve far quadrare i conti” sta bene attenta a come si muove e, sopratutto, a non scontentare alcuno dei possibili elettori.

Ma è anche noto che quando si decide di vessare il mondo dei giochi, sono tutti d’accordo e tutti… vivono felici e contenti! Ma questo ultimo ”fare” pare davvero poter avere uno sviluppo inaspettato. Infatti, la deprecabile situazione del mondo dei giochi potrebbe non far raccogliere alle casse dell’Erario quanto l’Esecutivo si era prefisso e, quindi, non avere le coperture destinate a far “quadrare i conti”. Obbiettivamente, oggi, la coperta dei giochi appare alquanto corta e tante imprese di gioco pubblico rischiano veramente di scomparire dal territorio e di trascinare con sé l’1% del PIL: sarebbe disastroso, oltre che per lo Stato, anche per tutte quelle famiglie che non avrebbero più un sostegno economico. La situazione è talmente grave che il gioco è stato costretto a scendere in piazza prima di tutto per difendere il diritto al lavoro ed anche per sensibilizzare l’opinione pubblica relativamente alle esigenze del settore: che la tassazione sul gioco dal prossimo gennaio raggiunga il 75% appare sconvolgente e non consente, sicuramente, alle imprese di restare aperte per continuare l’attività di rappresentanti del gioco pubblico.

Con questa “azione di forza”, scendendo in piazza e spegnendo le apparecchiature, si intende privare lo Stato di oltre 16 milioni di euro al giorno di entrate: chissà se a quel punto l’Esecutivo vorrà comprendere ed ascoltare il “suo” gioco pubblico, le sue esigenze, il suo presente e quello che rimane di un futuro sempre più oscuro e senza che si possano fare programmi, investimenti, innovazioni. Questo è il risultato ottenuto dall’incontenibile spinta di vedere solo nel gioco pubblico l’unico destinatario per recuperare risorse economiche che, ormai, non stazionano più in questa industria: si è decisamente arrivati “all’osso” e più di ciò che è stato riversato nelle casse dell’Erario sino ad oggi, praticamente non si può fare. Lo Stato centrale dovrà pur rendersene conto e se non riesce a farlo ecco che con questa manifestazione dovrà forzatamente percepire come sia veramente la situazione del gioco pubblico e delle sue imprese.

Evidentemente, appare arrivato il momento giusto per far sentire all’Esecutivo Giallo-Rosso un’unica voce, quella unica dei protagonisti del gioco che oggi vedono inevitabilmente compromessa la possibilità di proseguire con serenità con le attività commerciali che hanno costruito negli anni e con tanti sacrifici. Una voce che vuole fare presente i migliaia di posti di lavoro che sono a rischio a causa della situazione che discende dai troppi aumenti della tassazione imposti al settore. L’argomento dell’occupazione è molto importante, considerando che il nostro Paese ha una situazione relativa alla disoccupazione giovanile già ora con una percentuale molto alta: troppi i giovani, ma anche i meno giovani, che si trovano in cerca di lavoro ed un aggravamento “in massa” come quello che deriverebbe dal gioco pubblico sarebbe molto pericoloso ed insostenibile. E se neppure questo argomento riuscirà a richiamare l’attenzione dell’Esecutivo sta a significare che la nostra politica non fa assolutamente gli interessi dei suoi cittadini.

Il vedere la presenza unita di tante categorie del gioco pubblico come gestori di apparecchi, titolari di bar, tabacchi e pubblici eserciti, nonché di imprenditori dovrebbe far riflettere il Governo sui suoi intendimenti che vanno a colpire il gioco legale e cosa che, inevitabilmente, porterà a favorire il gioco illecito che non ha tutte queste tasse da sopportare, non ha limiti dati dai distanziometri di varia misura e non ha orari di accensione. Quindi, la strada per il gioco illegale è spianata e pronta a raccogliere quei giocatori che si divertono con questo intrattenimento e che non trovano più una postazione lecita nella quale passare qualche ora in relax. Il settore ludico ha una necessità assoluta di confrontarsi con il Governo poiché il gioco pubblico ha troppe norme, talune anche eccessivamente restrittive, alle quali bisognerebbe contrapporre altra regolamentazione senz’altro più trasparente e meno oppressiva, ma sopratutto avrebbe necessità di una rivisitazione della tassazione.

Quella imposta al gioco nel nostro Paese, oltre ad essere quella più alta d’Europa, è asolutamente insostenibile: ma è realistica anche la necessità del riordino del gioco, come promesso più volte e per ultimo anche nel Decreto Dignità dove, fra l’altro, è stato imposto il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, provvedimento che ha creato indubbi danni, tensioni e cambiamenti di programmi che erano già in corso di esecuzione. Insomma, nel gioco pubblico c’è troppa confusione, tanta incertezza e poco futuro. Questo è il senso della manifestazione con la quale il Governo ci si augura si voglia confrontare se si vuole sperare che la sparizione di quell’1% di PIL, che il gioco rappresenta, non si tramuti veramente in una catastrofe. Ma se anche questa volta la voce del gioco pubblico non verrà ascoltata, forse rimane un’unica strada che lo Stato centrale deve percorrere: quella di cancellare completamente il gioco pubblico, una volta per tutte, poiché evidentemente non lo considera un comparto industriale importante come qualsiasi altro, ma dal quale però sino ad oggi ha incamerato tantissimi introiti. Sarebbe molto più serio e consapevole, meno ipocrita e non si continuerebbe a vedere disprezzare ed agonizzare il gioco pubblico, le sue imprese ed i suoi operatori.

4 Gennaio, 2020: •
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