Tutte le istituzioni schierate contro il mondo del gioco

istituzioni italiane contro il gioco

Non ci si vuole assolutamente arrogare l’onere di “alzare di rango” il fenomeno del gioco, e dei casino online italiani, sia lecito che illegale chiamandolo “una sconfitta del nostro Paese! Si vuole semplicemente sottolineare, ma questo lo si farà sempre da parte di chi scrive queste righe, che l’Esecutivo Giallo-Verde, e tutte le istituzioni decentralizzate, stanno scagliandosi contro il mondo del gioco pubblico, continuando a descriverlo proprio come un demone dal quale guardarsi. Ciò avviene mediaticamente, in modo diretto dagli schieramenti che governano il nostro Paese quando ne hanno occasione ed, infine, con i provvedimenti restrittivi che si continuano a mettere in campo per “debellare il gioco immorale” per spazzarlo via dal territorio e dall’animo di coloro che lo ricercano per divertirsi con un sano intrattenimento.

Non si “spreca” invece tempo, di nessun tipo e di alcun genere, per rendere edotta l’opinione pubblica sul rischio di “incappare” nel gioco illegale che flagella ancora oggi il nostro territorio e che, automaticamente porta con sé altri fenomeni negativi importanti come l’usura ed il riciclaggio, tutto gestito dalla criminalità organizzata. Questa carenza di conoscenza ed il fatto che non esista una percezione diffusa dell’esistenza e della pericolosità del gioco illegale ci porta a ritenere che ciò sia una grande sconfitta per il nostro Paese e non solo. Molto probabilmente è anche un’occasione perduta: nel senso che non si mette il giocatore a conoscenza, invece, di quello che dà e che potrebbe maggiormente dare il gioco pubblico (e, quindi, lecito) in relazione al sociale, all’occupazione, alla creazione di nuove professioni. Si continua solo ad emettere ogni sorta di provvedimento ostativo al gioco lecito ed, oltretutto, si emettono a cuor leggero senza preoccuparsi di studiare a fondo il fenomeno e valutarne, sopratutto, le ricadute oltre naturalmente gli impatti economici.

Senza prendere in considerazione, poi, tutte le varie distorsioni e criticità che si concretizzano con la delegittimazione di una industria che è considerata la terza colonna per l’economia del nostro Paese, poiché si continua a richiamare, appena se ne presenta anche la più lontana possibilità, la presunta “lobby dell’azzardo”, così cara principalmente al vice premier penta-stellato Luigi Di Maio contro la quale si scaglia in qualsiasi conferenza stampa si convochi, anche per motivi diversi da quello del mondo del gioco pubblico. Viene dipinta come una immane potenza economica, pur rappresentando come una buona parte dell’opinione pubblica avrà letto e riletto, il settore più vessato e demonizzato, tartassato e vituperato dell’intera economia a livello nazionale. Bisogna anche considerare che fa parte della “sconfitta del nostro Paese” sputare, oggi, nel piatto dove per tanti anni gli Esecutivi che si sono susseguiti alla guida dell’italico popolo, hanno “copiosamente” mangiato!

Si è sempre, e da parte di qualsivoglia Governo, attinto alle risorse del mondo dei giochi per le varie quadrature di bilancio che non “quadrano mai” e che hanno sempre necessità di interventi “freschi ed immediati” che possono far star tranquilli i diversi Esecutivi (di qualunque colore essi siano o siano stati). Come bisogna guardare a chi “pagherà” per questo ulteriore aumento del Preu che sta facendo così discutere, visto che viene inserito nell’ultimo Decretone e che fa seguito al precedente, appena applicato qualche mese fa, nella Manovra Finanziaria: insieme stanno contribuendo a dare un “ultimo colpo di grazia” al settore ludico e, particolarmente, al comparto dei gestori degli apparecchi da intrattenimento e delle slot machine. Chi rappresenta questa parte del gioco, l’associazione Sapar, vuole infatti sottolineare che questa categoria dei “gestori”, quelli cioè che comprano gli apparecchi di gioco, li installano e fanno assistenza presso gli esercizi, i bar, tabacchi, sale bingo, sale gioco e sale scommesse è una categoria che offre lavoro a migliaia di persone.

Nulla a che vedere con i concessionari che acquisiscono le concessioni che lo Stato rilascia, ma che sono coloro che pagheranno, in ogni caso, il prezzo più alto dovuto all’aumento del Prelievo Unico Erariale. Cosa che comporterà, forzatamente, la chiusura di tantissime medie e piccole aziende che creano occupazione diretta ed anche indotto, ma sulle quali “incombe” una tassazione veramente insostenibile. Quello che fa parte di “un’altra sconfitta dello Stato” è che il medesimo continua a confondere il comparto dei concessionari con quello dei gestori e di questo continua a parlare nella profonda convinzione di colpire con i vari aumenti proprio il primo “filone” del gioco: esattamente quello dei concessionari, diretti “dipendenti” dello Stato in forza delle concessioni agli stessi rilasciate. Ma questo non è affatto vero perché chi, purtroppo, subirà le conseguenze più terribili, ed in ogni caso drastiche, saranno proprio i gestori che nulla hanno a che vedere, ovviamente, con le tanto richiamate “lobby dell’azzardo”.

Tutti questi chiarimenti, e le varie sottolineature che vengono proposte da Sapar in difesa dei propri rappresentati, vorrebbero essere sottoposti anche “di persona” in un incontro con il Ministro del Lavoro penta-stellato Luigi Di Maio: incontro che non si è mai concretizzato sino ad ora e, quindi, mai stato accettato come diretto confronto con chi rappresenta un settore che, senz’altro, contribuisce a sostenere (ed anche in modo pesante) le Casse dell’Erario. Nessuna risposta: e pensare che gli operatori del gioco non richiedono il reddito di cittadinanza, ma solo di poter lavorare e garantirsi un futuro per sé e per le proprie famiglie come hanno fatto per tanti anni obbedendo a qualsiasi dictat politico, regolatorio, amministrativo e fiscale. Si può certamente affermare che si dimostri una “separazione fra il sistema Paese e tutta la filiera del gioco” e non resta che capire cosa si vuole veramente fare con il settore ludico e per sanare questa sorta di frattura.

Probabilmente, i fenomeni e le grandi questioni che coinvolgono, ovviamente, i cittadini e che attraversano la vita del Paese vengono affrontate con troppa superficialità ed improvvisazione. Il tutto imposto e dettato dai tempi della comunicazione e tutti gli argomenti, anche se importanti, vengono affidati ad un tweet, ad uno slogan o peggio ancora ad uno spot. Altro “spazio” non esiste.

Febbraio 18, 2019 Scritto da: : posted in news
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