Riforma del Gioco: Ora tocca al Governo centrale

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Le Regioni, da nord a sud, sinceramente in questi ultimi anni hanno fatto “di tutto e di più” nei confronti e contro il gioco: talune celandosi dietro “il dito della salvaguardia del territorio” ed altre proprio per combattere non il gioco problematico, ma proprio e direttamente il settore ludico, ritenendolo immorale e portatore “di piaghe sociali”. Quindi, sono state messe in campo norme, ordinanze e distanziometri di ogni tipo (alcuni certamente discutibili): salvo poi accorgersi che tali ristrettezze normative non sono uno strumento idoneo a fermare né il dilagare del fenomeno del gioco d’azzardo, né tanto meno a mettere ostacoli al gioco compulsivo e/o patologico, conseguenza dell’avvicinarsi a questo intrattenimento in modo poco responsabile.

Ora, dopo anni di queste vicissitudini trascorse dalle imprese di gioco e dai casino online sicuri, i propri operatori e gli addetti ai lavori, qualcuno tenta di fare un passo indietro (anche perché non sa più come e dove fare questi passi) e tenta di mettere un fermo alle proprie Leggi Regionali con “proroghe e proroghette”. La “palla della riforma del settore del gioco” dovrebbe venire agguantata dal Governo centrale che si dovrebbe premurare, finalmente, di “fare il punto” e mettere in essere questa normalizzazione del gioco: lo distribuisca meglio, lo renda meno raggiungibile anche per le concessioni che possono essere ancora più ristrette, ma consenta al settore, però, di vivere con una sorta di “tranquillità e trasparenza commerciale”, tutelando così la propria “riserva di Stato” nella quale hanno creduto tanti e tanti imprenditori.

Ora le Regioni, quali istituzioni decentrate, cercano l’appoggio del Governo nazionale che deve forzatamente prendere in mano questa “palla (un po’ complicata a dire il vero), cercando di legiferare in modo da salvaguardare tutti in modo equo, riuscendo anche a preservare quel “pozzo di risorse” che il gioco produce e di cui, inutile nasconderlo, lo Stato non può proprio fare a meno! É una ragione importante questa che dovrebbe far muovere l’Esecutivo abbreviando i tempi dell’attuazione di questa benedetta riforma che potrebbe anche agganciarsi a quanto è stato fatto (o non fatto?) nel settembre dello scorso anno in Conferenza Unificata: le basi, allora, erano ben presenti e, quindi, da lì si potrebbe ripartire qualora il Governo del Cambiamento non voglia prendere delle decisioni drastiche nei confronti di questo gioco pubblico che per anni ha procurato risorse per le Casse dell’Erario ed anche migliaia di posti di lavoro.

Discorso, quest’ultimo, da non sottovalutare assolutamente vista la situazione occupazionale in cui versa la nostra giovane popolazione e vista anche la carenza di provvedimenti messi in campo per sopperire a questa “chimera” che è diventata la ricerca di un posto di lavoro serio e continuativo. Il gioco, come settore commerciale, si sa era riuscito a costruire nuove professioni, a offrire tante possibilità lavorative particolarmente alla parte più giovane della nostra società, essendo basato con le sue apparecchiature sulla tecnologia che continua a mutare vertiginosamente ed ha necessità di menti giovani che seguano con interesse e familiarità questo comparto.

Ma, non ci si vuole troppo discostare dal “tema di base” di queste righe che si deve far risalire alla “palla avvelenata” in quanto difficile da “agguantare e far proseguire” che viene passata al Governo centrale: senza dimenticare, ovviamente, che in questi anni è cambiato il mondo dei giochi “allargandosi” a quello online che è in ascesa esponenziale anche perché il gioco terrestre è tremendamente ostacolato da tutte quelle normative che lo hanno messo in crisi in tutti i gradini della sua filiera. D’altra parte, bisogna pure prendere atto, e questo con le annunciate proroghe è stato preso in considerazione dalle istituzioni Regionali, di quanto continuano a sottolineare alcuni Procuratori della Repubblica e dalla Guardia di Finanza.

Entrambe queste Autorità sottolineano che inserendo le distanze ed i distanziometri non è certo che il gioco sparisca dall’italico territorio: onestamente la storia del nostro Paese dice esattamente il contrario. Non ci si dimentichi che fino agli anni settanta-ottanta in Italia non esisteva il gioco pubblico, ma non è che non esistesse il gioco. Erano ben presenti le bische clandestine in mano, ovviamente, alla criminalità organizzata che ne deteneva fortemente il potere assoluto. Quando lo Stato è intervenuto con le concessioni ha sollecitato l’attenzione di tantissimi imprenditori che hanno investito in questo settore togliendolo in realtà dalla malavita.

Inutile dire che con i provvedimenti dei nostri giorni non si farà altro che riaprire “la vecchia strada dell’illegalità” e la criminalità tornerà a gestire questo settore che le è sempre stato congegnale e nel quale ravvede, anche oggi, la possibilità di riciclare il danaro che ottiene ed incassa da “affari loschi” e che con il gioco riesce a “lavare e stirare” e rimettere sul mercato! Ma lo stesso vice premier penta-stellato, che continua a parlare della sua battaglia contro il gioco d’azzardo, in realtà ha solo provveduto ad emettere un divieto totale alla pubblicità rovinando non si sa quante imprese.

Decidendo, però, nello stesso tempo di effettuate un ulteriore aumento del prelievo su slot machine e Vlt: il tutto come risultato avrà che si manderanno a casa più di 20mila persone.
Certamente, sarà anche “utile” riuscire a capire meglio se 499 metri oppure 501 possano o meno risolvere il problema del gioco problematico oppure se dopo l’apertura di una attività di gioco viene “costruito ed avviato un luogo sensibile” come si metteranno le cose per l’attività ludica. Si dovrà forzatamente spostare? E poi vi sarà pure da domandarsi il perché lo Stato rilascia delle concessioni quando sa che non sono permesse dalle Leggi Regionali: forse, per fare cassa, ovviamente. Non c’è dubbio che il Governo centrale deve assumersi le proprie responsabilità: agguantare questa “palla” per la riforma nazionale e dare l’opportunità alle attività lecite esistenti di continuare a lavorare nella legalità. Probabilmente questo lo deve loro: hanno sostenuto sino ad oggi il gioco lecito, legale e di Stato, quindi…

Novembre 19, 2018 Scritto da: : posted in news
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