Puglia: Le sale da gioco si deveno attenere alla legge regionale

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Ormai, non si contano più le volte che si è esternata l’opinione che le norme sul gioco e sui casino migliori, oltre ad essere oltremodo “complicate”, sono soggette a volte a dubbie interpretazioni, o quando meno ad avere di ogni norma una applicazione “alternativa”, lasciando così aperte scappatoie di ogni tipo che non fanno altro, mancando di chiarezza, di far ricorrere ai vari TAR della nostra Penisola. Uffici e Giudici Amministrativi e che sono così bersagliati da ricorsi da parte degli operatori del gioco che vogliono vedere acclarato (o meno) il proprio diritto di “esistere commercialmente” sul territorio in una determinata “posizione” e se questa risulti alla fine “strategica” in relazione ai cosiddetti luoghi sensibili, croce e delizia di chi ha l’ardire di mettersi nel business del gioco. Quindi, ancora una volta si presenta l’occasione di disquisire su un argomento principe che regola la normativa sul gioco: in modo particolare laddove si sottolinea che alla Legge sul Gioco (in questo caso si parla della Regione Puglia) non soltanto si devono adeguare le sale da gioco, ma anche tutti quegli altri esercizi che, al proprio interno, “ospitano varie apparecchiature da intrattenimento” anche se l’indirizzo commerciale principale dell’esercizio “ospitante” non è in modo prevalente quello del gioco.

La problematica che si rappresenta è questa: “Tutte le censure sono superate dal fatto che l’installazione di slot machine in locali ubicati in prossimità di istituti scolastici (e quindi luoghi sensibili) è tassativamente vietata”. Tale disposizione “si applica non solo in presenza di un esercizio commerciale avente come oggetto esclusivo un’attività di sala giochi, ma ogni qualvolta si intendano installare apparecchi da gioco, a prescindere dalla natura dell’attività esercitata”. Questa norma apparentemente potrebbe risultare chiara, ma non fino in fondo: o quanto meno non è chiara per il titolare di un esercizio dove si somministrano alimenti e bevande, dove vi è annessa anche una tabaccheria, e che ha inserito nel proprio esercizio tre apparecchi da gioco di slot machine. Lo stesso esercizio è stato multato dalla Polizia Municipale perché situato a meno di 500 metri da una scuola che è considerata “luogo sensibile” in base alla Legge Regionale sul Gioco vigente su quel territorio pugliese.

Il titolare, quindi, si è visto negare dal Comune il certificato di inizio attività per l’ampliamento della propria attività nel locale limitrofo al proprio, al fine di renderlo parte integrante di quest’ultimo ed inserirvi, conseguentemente, altri nove apparecchi da intrattenimento: negando al ricorrente la possibilità di aumentare il proprio “reddito commerciale” derivante appunto dall’inserimento di queste nuove apparecchiature. Il ricorso proposto dall’esercente non viene accolto dai Giudici Amministrativi del TAR: gli stessi, infatti, ritengono che l’esercente non poteva inserire le apparecchiature di gioco poiché vietato dalle norme che regolamentano il gioco in territorio pugliese. E non possono neppure accettare, gli stessi Giudici del TAR, che il Comune abbia applicato una ordinanza sproporzionata, proibendo l’utilizzo dei videogiochi poiché gli stessi non possono essere installati in un esercizio che non rispetta “il distanziometro di rito” come da Legge sul Gioco di quel territorio.

Il regolamento di cui si parla, come tutti quelli che sono stati messi in essere in altre Regioni consorelle, è stato pensato e reso effettivo per le ragioni peculiari di esigenza di tutela della salute pubblica e vigente dal 2013 con la Legge n.43 denominata “Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”. Su quest’ultima legge pugliese si è espressa persino la Corte Costituzionale quando ha ammesso che le disposizioni discendenti dalla stessa legge perseguono finalità socio sanitarie, essendo finalizzate a ridurre il gioco d’azzardo attraverso limitazioni ben dettagliate relative all’installazione di apparecchi di gioco in prossimità di luoghi sensibili frequentati, principalmente, da persone facilmente influenzabili e più inclini ad essere coinvolte nelle derive dell’abuso del gioco d’azzardo. A conclusione ed a supporto della propria decisioni, i Giudici del TAR ritengono che non si possa ritenere illegittimo il “diniego di Scia” (documento indispensabile affinché gli apparecchi di gioco possano essere installati), ove esistano particolari esigenze di tutela della salute pubblica.

I Giudici aditi del TAR non potevano essere più chiari e tassativi nella loro decisione e sino a quando non vi sarà una Legge Nazionale che metterà ordine nella distribuzione equa del gioco d’azzardo sul territorio, uniformando le normative da nord a sud della nostra Penisola, gli esercenti e chi crede ancora nel business di questo settore, si dovranno adeguare alle Leggi Regionali al momento esistenti. Non senza sottolineare che dette norme sono nettamente restrittive in relazione alle attività commerciali ludiche, seppur queste ultime siano assolutamente legali, lecite e “coperte” da concessioni per proporre l’offerta del prodotto gioco per conto e nell’interesse dello Stato. Tutte le norme che discendono, però, dalle Leggi Regionali devono essere rispettate e condivise così come sono state emesse: ma gli operatori rimangono sempre in attesa della tanto desiderata Legge Nazionale sul Gioco che metterebbe finalmente un punto fermo dal quale far ripartire il mondo del gioco pubblico, le sue imprese ed i suoi operatori avviandoli in modo certo verso un futuro migliore per tutti.

Certamente, come si è già detto in tante altre occasioni, questa Legge nazionale sta diventando sempre più una sorta di “chimera”: tante volte annunciata e particolarmente promessa quando è stato emesso il Decreto Dignità con il famoso divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Forse (ma a pensar male qualche volta ci si “azzecca”) promessa fatta in quel particolare momento per far “digerire” il contenuto di quel provvedimento a tutta la filiera del gioco ed annunciata anche con la proiezione di un termine di sei mesi per la relativa realizzazione. Come si sa, però, il termine è già trascorso, ma della Legge Nazionale sul Gioco nessuno parla, non esiste traccia alcuna, e neppure qualsiasi avvisaglia di un suo inizio di discussione o di confronto: ma tant’è, questa è l’Italia, la sua politica e gli schieramenti che la compongono non fanno certamente pensare a qualcosa di positivo a breve.

Marzo 16, 2019 Scritto da: : posted in news
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