Nei giochi di potere del Governo chi ne fà le spese è il Gioco

gioco non tutelato dal governo italiano

Ancora, tanto per cambiare, un’incongruenza “importante e significativa” dello Stato nei confronti di sé stesso: ovvero una parte dello Stato che si smentisce a seguito di un parere di un’altra parte dello stesso Stato. Sembra quasi uno scioglilingua, ma succede (ovviamente) nel mondo del gioco comprensivo dei siti italiani di casino. La questione territoriale è sempre aperta e nessuno si preoccupa di chiuderla (o quanto meno di affrontarla): ed intanto il settore ludico, che deve in ogni caso subire e rincorrere le varie sentenze che vengono emesse, continua ad andare verso una deriva economica senza precedenti. Tutto ciò non appare né giusto né equo come non appare equo che uno stesso “problema” venga applicato in modo diverso da due Autorità che rappresentano ugualmente lo stesso Stato. Un poco di chiarezza non guasterebbe nel discorso che si sta affrontando e che riguarda una pronuncia del Consiglio di Stato (della quale si è già riferito, già discusso e sulla quale si è già espresso il parere personale) dove non si avverte nella zona della Provincia di Bolzano il fatidico “effetto espulsivo” delle attività ludiche, causato dalle ordinanze sul gioco esistenti.

E nonostante lo stesso Consiglio di Stato evidenzi che quel preciso territorio per ben il 97% risulti “non vivibile” da qualsiasi attività di gioco: ma ovviamente il più “bersagliato” dalla questione territoriale è sempre quello che si occupa di apparecchiature da intrattenimento. Sì, proprio così, non si ritiene che nella Provincia di Bolzano si possa parlare di “effetto espulsivo” poiché sembrerebbe che basta vi si possa collocare anche una sola impresa di gioco che farebbe cadere il concetto espulsivo di cui si sta parlando, purtroppo, da tempo immemore. E così facendo, il Consiglio di Stato ha in pratica avallato la linea proibizionista della comunità autonoma altoatesina, seppur in modo assolutamente opinabile. L’altra pronuncia di cui si sta parlando è quella sempre del Consiglio di Stato, ma si riferisce al bando di gara per le scommesse che a mezzo del Ministero dell’Economia e delle Finanze chiede venga fatta chiarezza sulla questione territoriale, altrimenti il “famigerato bando”, che tanti operatori aspettano con apprensione, con le norme vigenti non avrebbe senso di esistere e di concretizzarsi.

Ecco per quale motivo si sottolinea che lo Stato smentisce oggi sé stesso ed il tutto accade “alla luce del sole” e gira attorno al mondo del gioco pubblico che, purtroppo, deve continuare a subire queste particolari situazioni e vi ci si deve oltre tutto confrontare quotidianamente. Ma ritornando per un attimo alle due decisioni così contrapposte del Consiglio di Stato, e così vicine nel loro “esprimersi”, è purtroppo evidente che gli stessi verdetti siano portati a fare giurisprudenza, andando a compromettere le attività lecite che operano (ma fino a quando?) sui vari territori rispettando norme e leggi vigenti al momento. Certo che entrambe le pronunce hanno fatto discutere e particolarmente quella che ha risposto alla richiesta del Mef circa l’emissione di un parere consultivo riguardo al bando scommesse: si sottolinea ancora, infatti, che nella risposta si enunciava che tale bando “non potesse stare in piedi” in quanto non considerava assolutamente l’esistenza della questione territoriale e neppure teneva in considerazione la presunta intesa uscita dalla Conferenza Unificata del 2017.

Ed a questo punto cosa dovrebbero dedurne le imprese che vorrebbero mettersi ad investire nel business del gioco pubblico? Pare di vivere in questo benedetto settore ludico in un perenne “corto circuito” pronto a distruggere tutto ciò che lo circonda… Intanto, proprio lo stesso gioco ne fa le spese, considerando che le “incongruenze” dei vari organi che amministrano la Giustizia vanno ad unirsi alla situazione quotidiana che le imprese di gioco sono costrette ad affrontare e con le quali “devono fare i conti”. E senz’altro anche in modo “prosaico”, poiché a causa di questa atipica e curiosa situazione in cui si dibatte il gioco pubblico si arriva ad avere “meno cassetto” alla sera, altro grosso problema da affrontare, poiché senza gli incassi vanno a cadere, a cascata, tutti gli altri adempimenti che nonostante tutto, le attività ludiche devono seguire e rispettare. Ivi compreso, naturalmente, l’onere delle concessioni che lo Stato rilascia e che fanno diventare le stesse attività “riserva di Stato” anche se questa denominazione, un tempo indubbiamente assai ambita, oggi non è certamente rispettata neppure dallo stesso Stato.

Purtroppo, è già da tempo che il Governo centrale abdica i propri poteri in favore delle Regioni e degli Enti Locali, ma non fino al punto da concedere loro una totale autonomia e questo accresce ancora di più ”il caro prezzo che il gioco pubblico” è costretto a pagare: una sorta di scotto per poter rappresentare lo Stato ed offrire a suo nome e conto l’offerta del gioco pubblico, ultimo baluardo della legalità sul territorio. Ma già a questo punto la legalità risulta sempre meno rappresentata poiché, a causa di tutti questi “giochi di potere”, tante aziende sono costrette a chiudere, od a spostarsi in luoghi non commercialmente interessanti, dovendo ugualmente investire altri quattrini per riavviare l’attività che magari avevano aperto da anni e con sacrifici notevoli. Questa è “la questione territoriale”, ed i suoi dictat. Ma sino a quando non si scioglierà il nodo che la stessa rappresenta, pagheranno sempre gli stessi e non certo lo Stato, le Regioni o gli Enti Locali: insomma “paga sempre Pantalone”.

Paga l’industria del gioco, i suoi operatori, i suoi lavoratori e nessun altro. E pensare che sino a poco tempo fa le aziende di gioco erano serene come pure i propri dipendenti che agivano professionalmente e legalmente: sino a quando in tante Regioni non sono apparse le normative locali restrittive che hanno costretto proprio il gioco lecito in un angolo, aprendo le porte a quello che legale certamente non è, lasciando il territorio in mano alla criminalità organizzata che gestisce il gioco illecito. Questa è l’attuale situazione che è la conseguenza del continuo e persistente “gioco di potere” dello Stato e non si vuole aggiungere altro. Ormai le parole spese stanno a zero, bisognerebbe passare ai fatti.

Maggio 4, 2019 Scritto da: : posted in news
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