Lombardia: Il gioco problematico è pericolosamente in aumento

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Da quando chi scrive segue il mondo del gioco d’azzardo, il suo fenomeno, le sue derive e le sue “disavventure comunali e regionali” ha potuto notare che la regione Lombardia è sempre stata “in testa alle varie battaglie” che sono state intraprese contro il settore ludico, i casino online, le sue imprese ed i suoi operatori. É stata la prima regione a mettersi di traverso ai percorsi commerciali delle attività di gioco, a tutela del territorio lombardo e per la salvaguardia dei propri cittadini, ritenendo apertamente che il gioco d’azzardo rappresentasse “la piaga sociale del secolo” e che andasse combattuto e debellato in ogni modo e con pervicacia. Le istituzioni decentralizzate di tutto quel territorio hanno fatto “fuoco e fiamme” per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il gioco d’azzardo e, nel tempo, è stata presa “a modello” da altre regioni consorelle che hanno seguito il suo percorso, applicando in altri territori, le strategie lombarde di contrasto al gioco problematico, deriva che a volte colpisce chi non si approccia al gioco con consapevolezza.

E sino a qui non si racconta nulla di nuovo. Ma, invece, fanno riflettere i risultati che emergono dalla seduta congiunta di questi giorni delle Commissioni Regionali Sanità e politiche Sociale e Attività produttive, istruzione, formazione e del Comitato paritetico di Controllo e Valutazione: dopo l’approvazione della Legge Regionale sul Gioco i costi regionali del gioco d’azzardo problematico sono stati calcolati nell’ordine dei 2,7 miliardi di euro. É sin troppo evidente che questo dato deve far riflettere su tutti i percorsi messi in atto dalla Regione per quel che riguarda il fenomeno del gioco d’azzardo, ma più in generale anche delle dipendenze patologiche che, in varie forme, vanno a toccare l’integrità della società senza confini di età, di condizione sociale od economica e di istruzione.

Ma restando nell’ambito dell’argomento che interessa chi scrive, il gioco d’azzardo, i dati che la regione Lombardia ha esaminato sono preoccupanti, sopratutto dopo tutti gli adempimenti che contro il settore sono stati messi in campo, perché questo fa desumere che gli strumenti usati non siano stati proprio quelli giusti, e che chi vuole avvicinarsi al gioco lo fa indipendentemente dai vari “distanziometri”, oppure dalle varie “fasce di accensione degli apparecchi di gioco”. Strumenti usati sia in Lombardia che in altre Regioni della nostra Penisola e che sembra non abbiano il “successo” che si vuole loro attribuire. Evidentemente, la dipendenza da gioco è da far risalire a problematiche che vanno oltre gli strumenti messi in campo, sono “già dentro il giocatore” che è portatore, suo malgrado, di un disagio nei confronti del proprio quotidiano che si scatena con la compulsività nei confronti del gioco d’azzardo, come potrebbe farlo con altre dipendenze.

Solo con un’informazione “dalla nascita”, con un’approfondita cultura del mondo dei giochi e di quello che lo stesso rappresenta, anche con i suoi rischi, si possono forse evitare derive difficili da individuare, da affrontare e da risolvere. É evidente, quindi, che occuparsi del gioco problematico significa affrontare molte dimensioni: sociali, sanitarie, economiche che si intrecciano nella vita delle persone. Altro dato allarmante sono i costi sanitari lombardi stimati tra i 50 ed i 60 milioni di euro all’anno. I costi di mancata produttività e disoccupazione causati dalla dipendenza da gioco d’azzardo arrivano a circa 500 milioni di euro. I costi delle rotture familiari sono di circa 300 milioni e quelli legali di 485 milioni. Queste le cifre nude e crude della Lombardia dalle quali, ancora una volta, non ci si può (e non ci si deve) allontanare senza riflettere profondamente su come si è affrontata la problematica del gioco. Ma non solo in questa Regione, ma in tutto il nostro Paese.

Il gioco è stato affrontato in modo sbagliato e sopratutto non tenendo conto della volontà dei giocatori. Si è spinta ad oltranza da parte dello Stato l’offerta di gioco, in ogni modo e maniera, si è distribuita in modo pressante sul territorio, si è convinta l’opinione pubblica a giocare con “qualsiasi mezzo” (grattini compresi) e, poi, non si è riusciti ad arginare, ma sopratutto a regolamentare a livello nazionale il tutto. E poi ci si “spaventa” davanti ai risultati? E che dire poi della latitanza del Governo centrale (di qualsiasi colore sia stato nel tempo)? E che dire dei vari provvedimenti messi in campo dalle Amministrazioni locali per tamponare una situazione che è sfuggita di mano a tutti?

Non si è ricorsi alla “vera” informazione, e non falsata e demonizzata, alla formazione del personale che offre il gioco, ed alla cultura di questo intrattenimento che può e deve essere sano intrattenimento se approcciato con conoscenza e responsabilità. Sono termini forse “abusati” recentemente, ma che sono da contrapporsi all’altro, il proibizionismo, che è stato messo in atto in modo veramente scriteriato e che sta portando giocatori ed imprese verso una situazione veramente insostenibile. Per i giocatori che sono costretti ad una sorta di “transumanza” e per le imprese che piano piano saranno costrette a chiudere i battenti ed a licenziare i propri dipendenti.

A questo ci si è arrivati, non certo per l’errato atteggiamento della Regione Lombardia, come di tutte le altre consorelle che l’hanno seguita, ma per una mancata e vera conoscenza del mondo dei giochi e di non aver saputo affrontare un fenomeno “che è esploso in mano” a chi lo aveva creato e messo in circolazione. Peccato che il “creatore della riserva di Stato” ha usufruito delle sue risorse per anni, e per anni si è reso latitante in modo veramente poco consono per chi dovrebbe tutelare i propri cittadini. Nessuno escluso od eccettuato e, quindi, anche di coloro che compongono con le loro imprese il mondo del gioco d’azzardo che così tanto ha riversato nelle casse dell’Erario in tutti questi anni. In questo caso, però, non vi è stata la latitanza dello Stato! Scusando ovviamente il gioco di parole!

Dicembre 31, 2018 Scritto da: : posted in news
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