Leggi restrittive e molte tasse: Il gioco è vessato

gioco vessato da tasse e leggi

Ormai, anche chi non ha simpatia per il mondo del gioco d’azzardo e quello dei migliori casino online, le sue imprese ed i suoi operatori, ed anche forse in fondo in fondo anche per i giocatori che rincorrono a volte troppo affannosamente questo intrattenimento, si stanno rendendo conto di quanto questo “effimero settore ludico” sia preso di mira da leggi restrittive, proibizionismo, tassazioni ad oltranza in modo da rendere indubbiamente difficile la gestione di qualsivoglia attività che riguarda appunto i giochi: dagli apparecchi, alle scommesse, ai fantasy sport. Insomma, in generale il gioco pubblico risulta certamente e particolarmente tartassato da ogni parte lo si guardi e questo comincia a fare in modo che l’opinione pubblica composta da cittadini “normali” cominci a guardarlo con un occhio meno “malevolo” di qualche tempo fa e quasi a schierarsi dalla sua parte.

Ma in queste righe si vorrebbe affrontare un discorso che è “leggermente inviso” a tutti i cittadini: le tasse, anche perché quando se ne parla si sentono “tutti uniti” nel percepire che in esse non esiste qualcosa di bello e, sopratutto, che non “portano nulla di buono”. Le tasse sono un argomento alquanto difficile da affrontare e trarne qualcosa di positivo è piuttosto difficile, se non addirittura impossibile. E visto che in questo particolare momento si parla di Manovra, con tutto ciò che ne consegue, si vuole dare un’occhiata a quello che è contenuto in questo provvedimento tanto chiacchierato per quanto riguarda la tassazione del gioco pubblico. Prima di tutto però, e prima ancora di disquisire sull’argomento, “ci piace” ricordare che le apparecchiature da intrattenimento, oggi, hanno raggiunto la tassazione nella percentuale del 70%, la più alta per quanto riguarda un settore che “viva” nel nostro bel Paese, ma anche la più alta per quanto riguarda il resto dei Paesi europei: e non si vuole, a questo punto e per il momento, aggiungere altro, neppure qualche battuta sarcastica che ci starebbe pure bene e ci farebbe sorridere cosa di cui si ha affannosamente bisogno.

Un’altra cosa da ricordare sono le premesse e le promesse che sono state fatte dai nostri politici in campagna elettorale ed anche dopo il risultato delle elezioni delle scorso 4 marzo: la pressione fiscale “cambia” ed inizia “a spostarsi” a livello inferiore (almeno si spera) e ciò comporta che le piccole e medie imprese, che rappresentano la colonna portante della nostra italica economia, andranno a pagare leggermente meno ed inizieranno ad avere le mani “un po’ più libere” e meno ingarbugliate da quei “lacci finanziari” che le intrappolavano sino a poco tempo fa. Questo il dire dei politici. Ma dire che forse si scontra con la realtà attuale nella quale, in contrapposizione a questo “spostamento” viene richiesto un maggiore e giusto contributo: ma da parte di chi? Ai colossi della finanza, alle banche, agli istituti assicurativi, al gioco d’azzardo ed ai colossi che lo rappresentano. Quindi, allora, la tassazione non è vero che rimane invariata, oppure cambia in discesa, se si chiede un “giusto contributo” e sopratutto se si considera che le tasse sulle banche, sulle assicurazioni e sul gioco d’azzardo sembrano uguali per tutti.

E proprio perché non esiste questa fantomatica uguaglianza che non si vede la differenza tra tassare una banca oppure una piccola e media impresa (anche di gioco) che fatica persino a pagare i propri dipendenti. Ora, si vuole cercare di capire questo concetto e di come e perché sia la causa di tante disquisizioni e riflessioni: sopratutto riflessioni che dovrebbero far aiutare a comprendere come uscire vincenti dalla sfida di riuscire ad essere un imprenditore, particolarmente del mondo dei giochi, far lavorare i propri dipendenti, e quindi avere la possibilità di svolgere la propria attività “serenamente e senza ristrettezze” particolarmente indirizzate ad un determinato segmento dei giochi, ed infine di riuscire a risparmiare qualcosa per un futuro alquanto nebuloso che prevede ulteriori tassazioni e, se si vorrà sopravvivere, altri corposi investimenti che non si riesce ancora a comprendere in che direzione “ci” porteranno.

Ma l’unica certezza che si riuscirà ad avere nel prossimo futuro è che sopratutto per i “più piccoli imprenditori” nulla cambierà anche se forse dovrebbe essere giunta l’ora che “chi ha di più” dovrebbe aiutare “chi ne ha di meno” e sopratutto dovrebbe essere anche arrivato il momento di aiutare chi si è sacrificato tanto e sopratutto in modo ingiusto: ma c’è anche la consapevolezza purtroppo che la scritta “La legge è uguale per tutti” (come, peraltro, dovrebbe essere anche per le tasse), è solo una scritta che purtroppo non rispecchia l’attuale realtà, ma che forse non l’ha proprio mai rispecchiata: almeno ciò è quello che pensano le piccole e medie imprese del mondo dei giochi, con i suoi operatori e con i suoi addetti ai lavori.

Prova ancora più tangibile che serve a rendere assolutamente credibile quanto indicato nelle righe precedenti, si può ricavare dall’ultima finanziaria, laddove si prevedono ancora aumenti per il settore ludico e particolarmente sempre e comunque per il segmento delle apparecchiature da intrattenimento come le slot machine: tutto il resto del gioco rimane “intoccabile” come se si trattasse di un diverso settore, con altri protagonisti ed altre norme. Cosa aggiungere di più? Si potrà riflettere ad oltranza, ma il risultato sarà sempre questo: il settore dei giochi è in ogni caso discriminato e vessato e si sfida chiunque a provare il contrario. Il termine uguaglianza certo non si “addice” a tutti quei cittadini che compongono l’industria del gioco, le sue imprese e tutta la filiera: costoro nel tempo vengono sempre considerati come “cittadini di serie B” mentre, ovviamente, questa bieca distinzione non dovrebbe proprio esistere. O no?

Gennaio 2, 2019 Scritto da: : posted in news
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