La limitazione oraria agli apparecchi di gioco

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“Ci piace” all’inizio del nuovo anno, fare una sorta di bilancio dell’anno precedente ed, ovviamente, per quel che riguarda le attività di gioco: particolarmente, ci si riferisce alle varie restrizioni che queste stanno subendo ed in modo particolare quelle delle apparecchiature da intrattenimento. Infatti, secondo taluni perbenisti, sarebbero proprio quegli stessi apparecchi che maggiormente “farebbero danni” e procurerebbero il gioco problematico od ancora peggio il disturbo da gioco d’azzardo. Anche se questo ragionamento non ci trova assolutamente d’accordo poiché studi e ricerche hanno riprovato che anche gli “innocenti grattini” possono portare dipendenza, particolarmente nelle persone anziane, più sensibili, fragili ed influenzabili di altri soggetti. Ma a parte tutto questo, si vuole anche rimarcare che a pagare il prezzo delle limitazioni, che le varie istituzioni decentralizzate mettono in campo, sono prima di tutto gli stessi giocatori.

Giocatori, anche quelli dei casino online affidabili, che si spostano e vagolano tra un paese all’altro alla ricerca del proprio intrattenimento preferito per trovarsi in luoghi magari privi di tutele, potenzialmente più pericolosi e, sopratutto, illegali ed in modo assoluto fuori dal controllo dello Stato e delle Autorità di Pubblica Sicurezza. Poi, bisogna anche sottolineare che a parte i “distanziometri” anche le fasce orarie, definite e stabilite a volte nelle ore più strane, hanno il loro peso non senza sottolineare che, ormai, nessuno tiene in alcun conto quanto deliberato, in questa direzione, dalla Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti locali nel settembre 2017 quando si era stabilito che fosse il limite massimo di sei ore giornaliere quello dell’interruzione dell’offerta di gioco pubblico.

Bisognerebbe tenere presente, quando si mettono certe limitazioni, che le stesse (che devono oltretutto essere correttamente applicate), anziché dissuadere il giocatore, ne aumenta la compulsività: infatti, nella prossimità dello spegnimento dell’apparecchio di gioco egli è “come spinto” ad aumentare la velocità e la quantità delle proprie giocate e subentra la “paura” di non fare in tempo ad essere “baciato dalla Dea Fortuna”… Nel Regno Unito, questo si chiama “effetto campanella” chiamato così perché richiama ciò che accade nei pub inglesi: è stato dimostrato, infatti, che nell’approssimarsi del suono della campanella che determina l’ultimo giro per la somministrazione di alcoolici, i clienti aumentano in modo esponenziale la velocità e la quantità di consumo degli stessi.

Ma a parte questi raffronti con altri Paesi, si devono tenere ben presenti le opinioni scientifiche e professionali divulgate dalla Dott. Sarah Viola (psicologa, psichiatra, psicoterapeuta ed esperta nel trattamento del gioco d’azzardo problematico) che, sunteggiando, così si esprime: “L’ansia per l’approssimarsi del termine di spegnimento, acuisce ed estremizza la velocità di gioco per timore di non fare in tempo”, aumentando la dipendenza. Ed anche la tensione per l’attesa dell’orario di accensione “carica” la voglia di gioco derivata dalla astinenza a cui è stato “costretto” il giocatore dagli orari imposti. Altri “addetti ai lavori”, poi, per quanto riguarda il gioco problematico hanno sottolineato quanto la compulsività che si accompagna in genere alle dipendenze, ed in modo particolare a quella del gioco d’azzardo, può addirittura, quindi, risultare incentivata dalla restrizione oraria, dato che la stessa restrizione oraria quale spazio temporale dilata la sua “voglia di dover vincere” oppure “di dover recuperare quello che ha perso”.

E sempre questi studi sul comportamento delle persone soggette a disturbo da gioco d’azzardo portano anche ad allargare il discorso al limite, che sempre si impone esclusivamente alle apparecchiature da intrattenimento, lasciando “indenni” dalle varie restrizioni altri giochi, che possono essere causa di dipendenza anche il famoso “Gratta&Vinci”, 10 e lotto e le altre lotterie istantanee: quindi, che pure questi giochi arrivano a scatenare la compulsività nel giocatore. Insomma, a pagare il prezzo delle limitazioni imposte sarebbero, purtroppo, proprio gli stessi giocatori compulsivi: coloro che invece questi provvedimenti “vorrebbero salvare” e che in virtù di questo importantissimo concetto, sono stati messi in campo! Ciò non è certamente il parere di chi scrive, ma di chi studia e ricerca le cause scatenanti che portano i soggetti coinvolti verso il gioco problematico, o compulsivo o disturbo da gioco d’azzardo.

Ora, bisognerebbe anche riflettere bene sugli strumenti che si “usano” per contrastare questo disturbo e conoscerlo profondamente, altrimenti si rischia di andare “dalla padella alla brace” e di non raggiungere gli obbiettivi che socialmente sono quelli che si intende raggiungere, sacrificando indirettamente gli operatori delle attività ludiche ed in modo particolare quelli che si occupano di apparecchiature da intrattenimento: gli atri per il momento sono salvi dai vari provvedimenti restrittivi. Ma sino a quando? E senza dimenticare che oltre che essere provvedimenti “negativi” per il controllo della compulsività, si va con l’applicazione dei medesimi anche ad intaccare le imprese di gioco con i propri lavoratori che si stanno trovando in situazioni di disagio e nella condizione di “chiudere bottega”: quindi, bisogna riflettere profondamente, attentamente e con estrema obbiettività.

Diventa assolutamente indispensabile, di conseguenza, che nello stabilire una regolamentazione dell’offerta del gioco pubblico (e quindi lecito), si tengano presente le criticità che si sono evidenziate in queste righe: non basta sentirsi “a posto” con la propria cittadinanza emettendo ordinanze restrittive e schierandosi contro il gioco (sperando che non si faccia esclusivamente per raccattare qualche voto in fase elettorale): il fine di tutti gli strumenti che gli Enti Locali possono avere in mano dovrebbe essere quello veramente della salvaguardia della salute, del territorio, della cittadinanza. Forse, gli strumenti messi in campo, alla fine delle esperienze ad oggi maturate, non sono quelli che si sono usati sino ad ora: ma quasi certamente bisognerebbe “buttarsi” sulla formazione e sulla informazione che, sino ad ora, sono stati “leggermente boicottati” ma che sono la base di qualsiasi futuro sviluppo positivo nel contrasto al gioco problematico ed, indirettamente, per la salvaguardia dei vari italici territori.

Gennaio 18, 2019 Scritto da: : posted in news
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