La grande crisi infinita del Casino di Campione

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Il fallimento della società di gestione di una delle Case da gioco tricolore, quella di Campione d’Italia, ha decretato la chiusura del Casino campionese già dallo scorso 27 luglio, gettando nello sconforto più totale i suoi tantissimi dipendenti facendo trascorrere loro giornate veramente drammatiche. Si sono succedute manifestazioni, e richieste sempre più accorate, indirizzate particolarmente all’attuale Esecutivo Giallo-Verde che, a dire il vero, ha fatto “orecchie da mercante” facendo in modo che questa situazione catastrofica per le famiglie coinvolte arrivasse allo stremo.

Nessuno si è mosso a sostegno di quanto è successo ed a nessuno evidentemente sembra interessare la “fine di queste famiglie” che traevano reddito dall’attività della Casa da Gioco di Campione d’Italia che ha dato lustro alla zona sino a poco tempo fa con la sua imponenza ed i sui servizi ludici. Ora, sembra tutto dimenticato e si attende nei prossimi giorni la decisione della Corte di Appello di Milano quando verrà discusso il reclamo proposto dal Comune, dal Casinò e dalla Banca Popolare di Sondrio contro la famigerata sentenza di fallimento. Quindi, tutte le orecchie sono tese per quell’occasione, sperando che qualcosa venga deciso dai Giudici aditi, qualsiasi cosa che faccia luce su di un futuro di quasi 500 dipendenti e della stessa Casa da Gioco.

Onestamente, come già detto alcune volte da queste righe, si ritiene che l’istituzione nazionale abbia il dovere di intervenire a questo livello appunto perché sono coinvolte tante famiglie: lo dovrebbe fare dimostrando coraggio rispetto a quanto si può vociferare a livello “popolare” e cioè che sino ad ora i campionesi hanno “preso soldi pubblici” e che quindi la situazione ora “siano fatti loro”… A voler ben guardare non è esattamente così: per decenni il Casinò ha finanziato con i suoi introiti lo Stato italiano alimentando il cosiddetto “fondo Campione” del Ministero dell’Interno ed, inoltre, ha pure sostenuto iniziative portate avanti dalle province di Como, Lecco, Varese e non solo quelle. Prima di emettere sentenze bisognerebbe avere una buona memoria: ma senza fare della polemica sterile si deve affrontare la situazione realisticamente.

Certamente, una delle verità è che a Campione nulla sarà più uguale ai “fasti del passato”: prima di tutto in termini di stipendi ed, anche, relativamente all’organico del personale ed in quest’ottica si sono affrontati i lavori del tavolo che è stato convocato “soltanto con tre mesi di ritardo”! Ciò che ne esce potrebbe essere di consentire al Comune di bandire una gara europea per la gestione del Casinò: prima questa soluzione sembrava irrealizzabile visto “che il Sindaco di Campione d’Italia rappresentava il problema”, ma ora tale situazione ha subito una mutazione, quindi, potrebbe essere una strada percorribile.

L’altra ipotesi, è una presa in carico a livello statale di tutte le Case da Gioco: questo è un progetto che risale a tanti anni or sono e che era stato “ritirato fuori” in Conferenza Unificata lo scorso anno dall’allora sottosegretario Pier Paolo Baretta che credeva molto nella costituzione di una sola azienda che gestisse le quattro Case da Gioco nostrane. L’ultima ipotesi, infine, è quella di trasformare il Casinò di Campione in una struttura regionale, come Saint Vincent: il che potrebbe essere praticabile, ma che lascia un “po’ di amaro in bocca”. La Casa da Gioco di Campione d’Italia (sembrerebbe) non abbia mai chiesto danaro pubblico: al contrario, ne ha sempre profuso a ripetizione e probabilmente il Casinò sarebbe ancora in utile se lo si lasciasse lavorare come ha sempre fatto. Senza alcuna interferenza esterna.

In fondo, il Governo Giallo-Verde dovrebbe solo decidere che cosa vuol fare: le possibilità per risolvere la problematica esistono anche se nulla potrà tornare come prima ed i tempi sono cambiati. Quindi gioco-forza ci si deve adeguare al mondo che si evolve, compreso quello del gioco d’azzardo che, tecnologicamente, è andato avanti “anni luce”. In base a questo “sconvolgimento tecnologico” bisogna anche sottolineare che i casinò hanno accusato, più di altre imprese, una crisi che non sono riusciti ad affrontare bene insieme a quella economica che accompagna ormai il nostro Paese da un tempo indeterminato. Probabilmente, bisognerebbe iniziare a valutare se affidare la gestione di questa struttura a privati.

Privati con i quali intrattenere rapporti molto chiari in modo che “l’amicizia possa essere lunga” e da qui, poi, decidere le royalties per l’ente pubblico, le varie strategie industriali e manageriali. Ma patti e rapporti che consentissero una gestione privata nella quale, ovviamente, non entrerebbero interessi politici e questo sarebbe un notevole passo in avanti che toglierebbe tante “diatribe” di svariato genere. Ma, purtroppo, interventi diretti da parte dell’Esecutivo non se ne sono visti e non se ne prevedono, almeno sino ad oggi: e questo è ciò che più dà fastidio a chi ama il gioco d’azzardo poiché quello che viene rappresentato nelle Case da Gioco tricolore, la legalità nel senso più ampio, è un baluardo da difendere strenuamente. Nei casinò, infatti, il gioco ed i giocatori sono entrambi tutelati nel senso più largo possibile, i minori non sono ammessi, e le entrate e le giocate sono tutte sottoposte a controlli anti-riciclaggio.

Che cosa si può pretendere di più da una struttura che rappresenta per antonomasia il gioco d’azzardo? Che cosa si può richiedere al personale delle Case da Gioco più che professionalità, serietà, delicatezza ed attenzione nei confronti dei visitatori? Si sta ricercando con tutte le forze di avere un gioco sostenibile e che possa essere avvicinato con sicurezza: quando questo esiste e già c’è presso le Case da Gioco sembra che si voglia affossare… Forse il Governo Giallo-Verde dovrebbe decidere da che parte stare: condividere con il gioco un futuro proficuo per entrambi, oppure lasciare andare tutto alla deriva comprese le famiglie che con il gioco d’azzardo avevano sostentamento? Il Ministro del Lavoro penta-stellato Luigi Di Maio dovrebbe farsi veramente un profondo esame di coscienza.

Dicembre 1, 2018 Scritto da: : posted in news
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