La demonizzazione del gioco è diventato argomento populista

populismo nel mondo del gioco

Parlare come si suol dire alla “pancia” dei cittadini in modo “papale papale” o raccontare ciò che i cittadini stessi, probabilmente, si “vogliono sentir dire” è diventato (purtroppo) di uso comune e non solo in Italia. É ormai globale il populismo che si è indubbiamente “impossessato” delle menti dei nostri attuali giorni, particolarmente nelle democrazie dichiaratamente più evolute e dove la crisi economica ha lasciato gli strascichi più “sanguinosi” che hanno gioco-forza alimentato una sfiducia generale nella politica ed in coloro che la “frequentano”, quindi nelle istituzioni. É una situazione generalizzata che si percepisce nelle piazze e, purtroppo, in vari Paesi, non solo in quello italico che vorremmo essere immune da cotanti sentimenti.

Non serve essere genialoidi per vedere cosa è accaduto in Grecia prima e, poi, nel Regno Unito passando recentemente a guardare ciò che ha toccato la Francia oppure gli Stati Uniti, dando un’occhiata come “ci piace” fare anche oltre Oceano. Tutte vicende capitanate dalla spinta populista che ha sconquassato gli equilibri politici ovunque si sia manifestata con caparbietà: vedasi, a questo riguardo, dopo l’esperienza greca quello che potrebbe arrivare come lezione dalla Brexit che sta coinvolgendo una sorta di dissenso dopo l’entusiasmo iniziale della maggior parte dei nazionalisti britannici: ora, infatti, quando è giunto il momento di confrontarsi con la realtà discendente dalla Brexit, sono emersi i primi problemi e pure i primi “passi indietro” se non addirittura da parte di taluni una sorta di “dietrofront”, convogliato da alcune serie perplessità e riflessioni.

Infatti, ora ci si troverà dinanzi al Parlamento britannico per l’approvazione dell’uscita dalla Eurozona con oltre 90 conservatori che si dichiarano sfavorevoli e che si possono, senza ombra di dubbio, considerare troppi per vedere andare in porto questa operazione anche se il Governo britannico, tendenzialmente, è deciso a proseguire nel proprio cammino pur avendo negoziato condizioni al ribasso e diverse da quelle che venivano anticipate in campagna referendaria. Il panorama del Regno Unito, di conseguenza si troverà, forse, ad affrontare due percorsi possibili: o salta il Governo, oppure si torna a votare con un secondo referendum la Brexit e questa seconda strada sembrerebbe sempre di più la percorribile per eccellenza.

Questa profonda incertezza che tocca i cittadini britannici dovrebbe, forse, far riflettere anche i cittadini italiani e particolarmente la classe dirigente vista la risposta dell’Europa relativamente ai nostri programmi economici e questa lezione nel nostro italico Paese potrebbe arrivare anche relativamente dai giochi e dai migliori casino online. É noto a chi segue il mondo ludico che l’approccio del movimento populista del nostro Paese si è “lanciato” nello studio e nella messa in campo da parte dello schieramento 5 Stelle del nuovo Governo Giallo-Verde del famigerato Decreto Dignità e del divieto assoluto della pubblicità ai giochi che lo stesso contiene. Tutto questo anche perché la lotta “all’immorale gioco d’azzardo” era stata dallo stesso schieramento cavalcata in campagna elettorale ed il Decreto Dignità messo in pratica per mantenere le promesse fatte ai cittadini.

Esattamente come nel caso accaduto nel Regno Unito con la Brexit: ma la cancellazione totale del gioco d’azzardo tanto sbandierata si è circoscritta al Decreto Dignità, anche se con risultati gravissimi per il settore relativamente all’occupazione. Solo che a parte queste conseguenze per i dipendenti delle imprese di gioco, senza dubbio gravi ed ancora da quantificare completamente e la volontà di “liberare i cittadini dal vizio del gioco” così tanto professata dal Movimento 5 Stelle è andata via via affievolendosi. Ma anche con il paradosso (ed ecco qui lo scontrarsi con la realtà dei progetti populisti) di vedere l’attuale Governo emanare una nuova lotteria, esclusivamente “propria” e non soggetta ad alcuna limitazione pubblicitaria, quella “dei corrispettivi” già anticipata da altri Governi precedenti, ma che nessuno aveva voluto praticamente concretizzare.

Forse gli altri Esecutivi non avevano voluto dare seguito a questa “speciale lotteria statale” per una questione di “decenza politica”, vista l’offerta di gioco già presente sull’italico territorio. Certo, nel cambiare idea ci vuole coraggio e non c’è nulla di male nel modo più assoluto: particolarmente, quando si arriva a misurare le azioni e le idee politiche alla realtà dei fatti, seppur le stesse idee venivano largamente sostenute in campagna elettorale ma quando, però, si era capito sin dall’inizio la impossibilità di metterle in pratica, rapportandole con la realtà vissuta dall’italico popolo con il mondo del gioco d’azzardo pubblico, le sue offerte e la sua cospicua presenza sul territorio.

Ma quello su cui ci si dovrebbe soffermare a riflettere è un’altra cosa: invece che distruggere solo il settore ludico, e quindi mettere migliaia di piccole e media imprese nelle condizioni di licenziare i propri dipendenti con le conseguenze del caso, questo Decreto Dignità così sostenuto “di pancia” dal nostro vice premier penta-stellato andrà a toccare altri settori, oltre quello del gioco, cioè quello dell’editoria, dello sport e della cultura visto che i mancati introiti delle sponsorizzazioni comprometteranno anche tutte queste altre attività. Ed il Ministro del Lavoro a tutto ciò molto probabilmente non ha pensato oppure, peggio ancora, ha ritenuto di essere nel giusto e di applicare un Decreto “light” dal suo punto di vista: non ha distrutto il gioco, ma solo “limitato” la sua pubblicità.

E senza tenere presente che questo benedetto divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse sembra proprio tradursi in una seria limitazione della libertà di impresa, indubbiamente sancita dalla nostra Costituzione. Imprese che continuano a risultare legali perché operano per conto di una concessione statale rilasciata dallo stesso Stato, ma trattate alla stregua di aziende illegali. Con il risultato, forse, che vengono messe quasi sullo stesso piano le offerte di gioco lecito e quelle illecite, limitando la comprensione di questa scelta nella mente dei giocatori. Un altro paradosso generato dal Decreto Dignità e che non dovrebbe passare inosservato.

Dicembre 6, 2018 Scritto da: : posted in news
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