Il potere di gestire il mondo dei giochi è in mano ai sindaci

sindaci potere sul mondo dei giochi

La Conferenza Unificata, ed il suo obbiettivo finale, l’accordo per il riordino del gioco, ha avuto un “bel risultato” per gli Enti Locali soltanto, però, e non certo per il settore ludico e per quello dei siti di casino: quello di aggiungere “potere a potere”, in modo che le istituzioni comunali potessero quasi sostituirsi al Governo centrale per la normativa relativa ai giochi e potessero emettere ordinanze “a tutto spiano”, ma sempre in nome della tutela dei rispettivi territori. Così, rien ne va plus, e quando si desidera normare la presenza e le attività ludiche non c’è più alcun dubbio, o qualsivoglia possibilità, di sottrarsi a “tali poteri forti”. Certamente, non era questa l’intenzione dell’allora Sotto-segretario ai Giochi Pier Paolo Baretta che con il “prodotto” della Conferenza Unificata probabilmente avrebbe voluto riordinare il gioco e mettere in tranquillità anche i suoi operatori e le sue imprese.

Ma così non è stato: anzi, subito dopo la sottoscrizione (da parte di tutte le Regioni) del protocollo d’accordo, tante ne hanno disconosciuto la firma ed hanno proseguito i propri percorsi per contrastare il fenomeno del gioco, applicando “strumenti” per ostacolare il cammino delle attività ludiche, particolarmente quelle delle apparecchiature da intrattenimento come le slot machine gratuite. Questo “magnifico prodotto” della Conferenza Unificata ci porta a disquisire in queste righe della gestione del mondo del gioco in Roma Capitale dove è propriamente in mano al Sindaco “il potere di vita o di morte” sulle attività ludiche. Far rispettare le distanze dai luoghi sensibili, e le ore di accensione degli apparecchi di gioco, rientra nei poteri in capo al Sindaco della Città Eterna e, purtroppo, di tante altre città che formano la nostra bella Penisola.

In virtù di questi poteri, riconosciuti nella propria sentenza dal Tar del Lazio, è stata emessa l’ordinanza di limitazione delle ore di accensione delle apparecchiature da intrattenimento. Poco importa se una società, titolare di ben tre autorizzazioni rilasciate dal Questore della Provincia di Roma per l’installazione e l’uso di apparecchi di gioco, abbia proposto ricorso per l’annullamento di tale ordinanza del 6 giugno 2018, laddove veniva disciplinato il funzionamento degli apparecchi di svago con vincita in danaro installati nelle sale gioco e nelle altre tipologie di esercizi. Infatti, secondo i Giudici del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, non esiste alcun contrasto tra il “Regolamento sale da gioco e giochi leciti” e la Legge Regionale del 2013: nello stesso Regolamento si è espressa la finalità della regolamentazione degli orari di apertura delle sale e delle fasce orarie di funzionamento degli apparecchi con vincita in danaro, ed il disciplinare e preservare la salute pubblica.

Il tutto con il fine di prevenire e contrastare il rischio di dipendenza derivante dall’abuso degli apparecchi di gioco: e questo, naturalmente, risulta coerente con le norme regionali che hanno demandato la predisposizione di un piano integrato socio-sanitario al Consiglio Regionale per la riduzione del rischio del gioco problematico. Nella città di Roma, come in tante altre città, si combatte il pericolo del dilagare del fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo e si cerca di prevenire questo fenomeno: ciò può ricondursi alla materia della “tutela della salute”, ma non appare parimenti non contestabile che l’allontanamento della persona a rischio dalla fonte che gli genera il problema si concretizzi, poi, in un efficace deterrente.

Il Tar del Lazio, in questa sua sentenza, dà pienamente ragione all’Amministrazione capitolina, laddove assicura che la stessa ha svolto una attenta istruttoria, raccogliendo dati messi a disposizione dal Sistema Informativo Regionale Dipendenze presso i Ser.D delle Asl del Lazio ed evidenzia, anche, come venga “rispettato il principio di proporzionalità” e come venga anche garantito un idoneo contemperamento degli interessi in generale. Quindi, da una parte la salute pubblica e personale e dall’altra la libertà di iniziativa economica, nonché la tutela del lavoro. Una ulteriore precisazione dei Giudici aditi dalla società di gioco ricorrente, contempla che nell’ordinanza si determinano gli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento con vincita in danaro, mentre si escludono da tali limiti tutti i giochi che non avvengono tramite apparecchi o che non erogano vincite in danaro. Per questo motivo, gli orari imposti nell’ordinanza non riguardano gli orari di apertura e chiusura delle sale bingo, ma solo il funzionamento di quel tipo di apparecchi, ovunque gli stessi siano installati.

Ed ancora si ritiene che l’ordinanza di Roma Capitale riguardante gli orari di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento sia ben strutturata: infatti, comprende la sua uniformità su tutto il territorio e per tutte le tipologie di esercizi che possano accoglierli e queste disposizioni dovrebbero eliminare o prevenire qualsiasi forma di “transumanza dei giocatori” da una categoria all’altra di esercizi od, anche, da una all’altra parte del territorio comunale. Questi fenomeni in realtà si potrebbero concretizzare solo se vi fosse differenziazione d’orario oppure di zona. E questo appare ancor di più “un punto a favore” dell’ordinanza impugnata il cui ricorso viene con questa particolare e dettagliata sentenza respinto.

Si può, senza dubbio, dire che Roma Capitale è stata una delle ultime realtà che ha messo in campo la propria Legge sul Gioco, dove si era anche dichiaratamente esposto il parere delle istituzioni di quella città nei confronti del gioco e dove, trattandosi di una “gestione 5 Stelle”, non si poteva pensare ad una Legge morbida: ma, in realtà, si è trovata una legge equa e che non dovrebbe prestare il fianco a doppie interpretazioni. Giusto riferire di questa sentenza a favore della Legge sul Gioco di Roma, particolarmente in questo momento dove chiarezza nel gioco se ne trova veramente poca. Secondo il parere di chi scrive qui, in ciò che si è riferito, la trasparenza esiste, la tutela del territorio anche, ed anche un certo riguardo per le imprese che di gioco vivono e che devono convivere con fasce orarie di accensione che, per fortuna ed in questo caso, sono uniformi su tutto il territorio romano.

Febbraio 8, 2019 Scritto da: : posted in news
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