Il populismo invade anche il mondo del gioco lecito

populismo e gioco

Sono passati più di settant’anni da queste parole di Einaudi: “Ricordatevi sempre, quando ascolterete qualcuno che vi prometterà, con sicurezza, la certa soluzione di un problema sociale al di là di un periodo temporaneo di costrizioni necessarie per vincere il nemico, l’avvento del benessere e dell’abbondanza e vi denuncerà un mostro da combattere, ricordatevi che chi così vi parla è nella migliore delle ipotesi, un illuso e più probabilmente un ciarlatano e diffidatene”. E queste parole sono ancora più attuali se rapportate ad un dibattito politico come quello attuale sempre più basato, purtroppo, su slogan e su giudizi sommari (gioco immorale, casino online sicuri da evitare e piaga del secolo). Tutto quanto utile per attirare probabilmente audience televisiva e l’attenzione dei social, ma molto meno utile per risolvere veramente i problemi e gestirli in modo opportuno.

“Ci piace” riferire questi “vecchi concetti” che si attagliano, però, alla nostra attualità politica dove il populismo regna quasi sovrano: dove ci si dimostra che la “distruzione del gioco in quanto immorale e piaga del nostro secolo” sta diventando un obbiettivo primario e non quello della tutela né dei cittadini, né del territorio, né delle imprese che sono composte, come si dovrebbe ricordare, e particolarmente lo dovrebbe sapere il nostro Ministro del Lavoro, da persone. Uomini e donne che hanno prestato, stanno prestando, e vorrebbero continuare a prestare la propria opera professionale nel settore del gioco che per tanto tempo ha contribuito (e sta ancora contribuendo) al sostegno dell’economia del nostro Paese.

Non si può evitare di sottolineare che anche il “vecchio statista Einaudi” indicava la strada più breve per quella sbagliata e quella più difficile quella che avrebbe raggiunto obbiettivi più concreti e positivi: forse (particolarmente) il nostro vice premier penta-stellato dovrebbe andarsi a rivedere i vecchi libri di scuola ed attingere qualche suggerimento “meno drastico” di quelli che ha messo in campo con il Decreto Dignità ed il divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Forse, una strada di tutela delle imprese lecite, e non il loro “affossamento” sempre a tutela del territorio e dei cittadini, sarebbe un percorso più giusto da seguire. Senza dubbio non metterebbe in mezzo alla strada un numero veramente considerevole di risorse che, sino ad oggi, hanno tratto il loro sostentamento dal proprio lavoro nel settore lecito del gioco, protetto ed autorizzato da concessioni statali che hanno fatto credere in una sicurezza lavorativa che non appare più così certa e fa prevedere un futuro non certamente roseo e tranquillo.

Ma il nostro vice premier Di Maio sa già tutto questo: conosce senza dubbio le esternazioni di Einaudi e non intende perseguire i suoi “insegnamenti”, ma vuole “distruggere il gioco quale esempio immorale di intrattenimento” che sta portando disperazione nella nostra società e null’altro. E vuole farlo per la “via breve”: con l’instaurazione di divieti, di distanze da luoghi sensibili e da inasprimento (ulteriore) della tassazione. Mentre la “via lunga” indicata da Einaudi è quella inevitabilmente più difficile delle riforme, della gestione dell’industria e dei consumatori, della regolamentazione nazionale severa e concreta, ma in grado di stare ai passi con le evoluzioni del mercato che, particolarmente quello dei giochi, è sempre in movimento.

Certamente, la seconda è una via complessa, una strada difficile, ma sarebbe l’unica percorribile che porterebbe ad una meta sostenibile e che rappresenterebbe veramente la tutela dei cittadini. Però, purtroppo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o, peggio ancora, di chi vuole governare un Paese senza voler affrontare e gestire i fenomeni più delicati, come quelli del gioco e delle slot machine gratis, con tutto ciò che vi gravita attorno. Non basta emettere proclami, divieti, proibizioni per dimostrare di essere un buon Esecutivo: bisogna raggiungere gli scopi che si “sbandierano” prima delle elezioni.

Per il momento, ciò che si è raggiunto da questo Governo Giallo-Verde è un numero considerevole di risorse a spasso sull’italico territorio, senza lavoro visto che le imprese di gioco presso cui lavoravano sono state affossate proprio dallo Stato. Ma lo Stato davanti a questo è in grado di proporre qualcosa di alternativo? Un lavoro il cui diritto parrebbe sancito dalla Costituzione: oppure anche i dogmi di quest’ultima sono messi in discussione dagli schieramenti che oggi ci governano? Magari può essere che accada anche questo: ormai ci si aspetta di tutto e le cose più strane ed inaspettate: ma forse questo anche per il Movimento 5 Stelle sarebbe troppo!

Quello in cui si vorrebbe credere e sperare per il mondo del gioco d’azzardo pubblico è, invece, “tracciare una nuova strada”: anche se complicata, difficile e non di semplice soluzione, ma tracciata veramente per salvaguardare tutte quelle piccole e medie imprese, con i relativi lavoratori, che da anni hanno impostato la loro professione “all’ombra delle concessioni statali” nel settore ludico. Imprese e persone che hanno fatto sacrifici, sono stati attaccati da chiunque ed in qualunque territorio e che forse per questo meritano più rispetto di qualsiasi altro settore. Questo sarebbe onestamente rappresentare bene il nostro Paese e cercare di rendere il settore del gioco sostenibile ed inserito nella nostra società.

In fondo eliminare il gioco pubblico, e tutto ciò che vi gravita attorno, non sarebbe una gran bella manovra visto che il popolo italico in questo intrattenimento si diverte e la maggior parte di coloro che “lo frequentano” non incorrono in spiacevoli derive così come si vuole dipingere e far arrivare all’opinione pubblica. Il popolo italico, o quanto meno la sua maggioranza, ricerca il gioco ovunque questo si trovi, come sano passatempo e tale deve essere e restare: non bisogna criminalizzarlo come è stato fatto da un po’ di tempo a questa parte. Oppure bisognerebbe avere il coraggio di “cancellarlo” e questo sarebbe veramente impopolare, oltre che dittatoriale: ma sopratutto bisognerebbe non ricorrervi unicamente quando serve per far quadrare il bilancio statale e, contemporaneamente, boicottarne il percorso commerciale. Questo è veramente triste, ipocrita e non rispetta la democrazia di cui il nostro Paese dovrebbe andare fiero.

Novembre 29, 2018 Scritto da: : posted in news
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