Cosa il Governo ha cambiato nei confronti del gioco

cambiamento del gioco dal governo

Si era tanto sbandierato in campagna elettorale che il mondo del gioco d’azzardo, compresi tutti i casino online,  “era immorale ed andava spazzato via”: poi, piano piano, quando si è arrivati a “capitanare l’italica nave” le cose non sono cambiate nel “dire”, ma certamente nel “fare”. Infatti, anche questo Esecutivo Giallo-Verde, praticamente, non può fare a meno delle risorse provenienti dai giochi per “toppare i buchi del bilancio statale” ed ha provveduto all’ultimo aumento inserito in Manovra per ben “figurare” con l’Europa e tacitare le accese previsioni di una pratica sanzionatoria. E chi ne fa le spese di questi buchi di bilancio è sempre il mondo dei giochi al quale tutti i Governi hanno ricorso, “ed anche a piene mani”, ogni volta che l’Erario ha battuto cassa. Ma questa Legge di Stabilità ci regala un aumento su tutti i prodotti di gioco che andrà a colpire sopratutto le piccole imprese che lavorano sul territorio. Particolarmente, questa “battaglia sotterranea” nei confronti dei giochi andrà a colpire l’anello debole della filiera: la rete di vendita del prodotto gioco pubblico ed in modo specifico quella dei toto-ricevitori sportivi.

In effetti, questo segmento si deve aspettare una riduzione generale dei compensi che sono fermi al palo da quasi vent’anni e che non si aspettava certamente di essere chiamato in causa con gli attuali aumenti: infatti, i protagonisti di questo comparto erano già pronti con il nuovo anno a chiederne la revisione verso l’alto ma, invece, il Governo tende a diminuirli ancora, andando così a complicare la possibilità di tante realtà di restare in piedi. I costi lievitano e gli aggi continuano a scendere in un contesto economico portato sempre più alla “depressione”. E, poi, l’aumento del Preu e la possibilità di ridurre il payout comporterà l’impegno di mesi per cambiare le schede con investimenti di 400-500 milioni di euro per il comparto, quando ancora non si sono ammortizzati i costi dell’ultimo cambio.

L’idea che gli imprenditori possano indebitarsi ancora ed ancora è improbabile anche in relazione ad un regolamento che sta mettendo in ginocchio quasi tutto il gioco a causa delle possibili ordinanze orarie che gli Enti Locali mettono in campo appena se ne presenta l’occasione. Ma quello che si evidenzia da questa Manovra è, indubbiamente, il concetto che non è fatta certamente per allontanare il gioco o disincentivarne “la voglia”: ma solo e soltanto per far quadrare il bilancio dello Stato. Ma allora in questa occasione il gioco “non è più immorale e non va più spazzato via”? Ma lo Stato riuscirà ancora una volta ad avere le risorse che richiede al gioco? Questa volta si pensa proprio di no: il settore è troppo allo sbando e troppo sofferente e non riuscirà a sopperire ad altri aumenti “indiscriminati”.

Poi, forse, potrebbe anche essere affrontato il discorso della “diversità di tassazione” applicata alle slot ed alle Vlt: perché non alzare il Preu solo sulle Vlt che sembra essere il segmento verso il quale i giocatori si stanno sempre più rivolgendo, visto che le “macchinette” stanno sparendo a vista d’occhio dall’italico territorio e sono già state tassate ad oltranza? Ormai, il gioco da intrattenimento obbiettivamente si è spostato nelle sale Vlt e questo ha senza dubbio reso molto felici le multinazionali che ne detengono il “potere”. E qui, però, sorge spontanea una domanda in particolare: ma perché i tecnici difendono così a spada tratta la tassazione sull’utile delle Vlt favorendo, appunto, le multinazionali dell’azzardo?

E qui si vuole ritornare al discorso iniziale di questo articolo: ma questo Governo del cambiamento, effettivamente, cosa ha cambiato nei confronti del gioco pubblico in relazione al comportamento dei “vecchi Esecutivi”? Ma non si era sbandierata ad oltranza la fuoriuscita dall’italico territorio delle macchinette slot e delle Vlt? Ma se anche questo Esecutivo continua a “basare” la quadratura del suo bilancio sulle risorse prese dai giochi, quando mai riuscirà a non dipendere più da questo settore? Forse tutte le varie “baldanzose dichiarazioni” pre-elettorali erano solo slogan? La certezza, invece, è che il Legislatore in questa manovra non ha assolutamente tenuto conto delle restrizioni territoriali già in campo: una tassazione insostenibile e l’incertezza assoluta della normativa vigente e fatta valere senza intervento dello Stato centrale da parte delle istituzioni decentralizzate, rappresentano un cocktail terribile e quasi letale per gli operatori del gioco e per le sue imprese.

E senza contare che questi continui ed indiscriminati aumenti sul gioco costituiscono un assist importante a quello illegale che si sta riappropriando di quel mercato che il gioco pubblico, per ben 15 anni, ha strenuamente combattuto: e non bisogna neppure dimenticare che a fianco dello Stato centrale, che ha “capitanato” questa strenua battaglia con l’illegalità, si sono schierati quegli stessi operatori che ancora oggi rappresentano lo Stato a mezzo delle sue concessioni ed autorizzazioni e che per anni sono stati il baluardo della legalità: “affiancamento” che ora si vuole distruggere con questi percorsi di tassazione e di restrizione che vengono messi in atto. Ed ancora, senza parlare del Decreto Dignità e del divieto assoluto alla pubblicità dei giochi e delle scommesse!

Tutto sembra contribuire da un lato a distruggere un settore che è la terza industria a sostegno dell’economia nazionale e dall’altro si continua a “chiedere risorse” ad un “moribondo” che, purtroppo, questa volta non riuscirà a rispondere positivamente all’ultimo richiamo dell’Esecutivo Giallo-Verde. Nessun criterio positivo può aver armato la mano di chi ha studiato e messo in campo questo ulteriore aumento nei confronti dei giochi, ma solo la mera necessità di far quadrare i conti statali e non incorrere nelle sanzioni europee: questo senza alcun riguardo alle conseguenze per il settore ludico, per le sue imprese e per tutte quelle risorse che vi operano da anni con professionalità e serietà, creando una situazione occupazionale degna assolutamente di rispetto. Rispetto che il nostro Governo centrale sembra proprio non prendere in considerazione.

Gennaio 13, 2019 Scritto da: : posted in news
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